PERCHÈ USCIRE DALLA CHIESA!!!

Tutto il contenuto di questo forum era ovviamente oggetto della mia precedente credenza cieca nella bibbia e frutto della fede in Dio.
Ora mi ritengo AGNOSTICO e personalmente, non m'interessa assolutamente più nulla di TUTTO l'argomento RELIGIOSO in generale,
avendo capito che è tutto frutto dell'uomo, bibbia compresa e che Dio non centra nulla con essa, ma ancor meno, anzi,
sopprattutto con la CHIESA CATTOLICA!!

Per questo motivo, lascio detto forum in sola lettura tranne le tre cartelle:

MESSAGGI, ANNUNCI e RIFLESSIONI PROFONDE dove anche gli anonimi possono accedere.

Chi vuol conoscere le motivazioni che mi hanno indotto a tale scelta,
può farlo andando a curiosare cliccando il link in rosso quì sotto:


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LA "PAROLA di DIO" E' COME UN......SITO ARCHEOLOGICO

Last Update: 4/15/2020 11:04 AM
4/15/2020 11:04 AM
 
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di Francesco Franco Coladarci
Un errore che fanno i Testimoni di Geova, ma, onestamente non solo loro, è una lettura letterale della Bibbia, la quale porta subito fuori strada, spesso si interpreta un racconto solo in una parte, perdendo le altre sfaccettature ugualmente importanti.

Perché possiamo paragonare la "Parola di Dio ad un sito archeologico?"

I ritrovamenti in un sito archeologico non si trovano in "superficie" ma in "profondità", in modo simile la Parola di Dio con le sue cose preziose si trovano in profondità, e più si scava e più emergono dei tesori i quali erano nascosti ad una semplice lettura superficiale
Uno di questi tesori è "La Parabola del Buon Samaritano".
Iniziamo dunque a scavare.

Luca 10,25-37
25 Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». 26 Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». 27 Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». 28 E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
29 Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». 30 Gesù riprese:
«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. 33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. 35 Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. 36 Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». 37 Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso».

Il racconto del buon samaritano inizia con una domanda posta da un dottore della legge, il quale chiese a Gesù cosa dovesse fare per ottenere la vita eterna, evidentemente tale domanda era per provocare, Gesù rispose semplicemente di osservare la legge, infatti chiese cosa è scritto nella legge, interessante la risposta di questo dottore condensando la legge in quei due comandamenti, amerà i il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore con tutta la tua anima con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso.

Evidentemente questo dottore della legge conosceva la legge ma solo in quello che era l'aspetto esteriore della legge, egli recitava ciò che era scritto non comprendendo però ciò che era scritto, infatti chiese a Gesù chi fosse il suo prossimo, ponendo questa domanda comprendiamo bene come questo dottore pur recitando ciò che diceva la legge non riusciva a comprenderla.
Questo dottore della legge, conosceva bene chi era il prossimo, infatti per prossimo secondo la cultura del tempo era la propria famiglia, il clan, poi la tribù d’appartenenza ed infine il popolo, quindi, questo dottore della legge formulò la domanda come per dire a Gesù “secondo te, chi sarebbe il mio prossimo?”
Ecco Gesù, narrare quel capolavoro di parabola la quale mette a nudo ciò che noi siamo nel nostro più profondo.
Noi conosciamo la morale di questa parabola, ma desideriamo comprendere alcuni aspetti i quali non sono così evidenti.

Inizia la parabola dicendo di un uomo che scendeva da Gerusalemme diretto verso Gerico, dunque, scendeva da Gerusalemme noi non sappiamo perché era andato a Gerusalemme, cosa vi abbia fatto, di quest'uomo non sappiamo di che nazionalità era, non sappiamo quale religione professarsi, non sappiamo di quale cultura era, non sappiamo se era un delinquente o se era una brava persona, il racconto riferisce che era solo un uomo, il quale a causa dell'aggressione da parte dei briganti fu depredato e lasciato mezzo morto.

Come vediamo, questo uomo di cui nulla conosciamo ma che sappiamo essere in una grave sofferenza a causa degli avvenimenti avversi può ben raffigurare ognuno di noi, i quali per le molteplici circostanze possiamo ritrovarci in quella condizione di sofferenza, la quale può essere una sofferenza fisica, una sofferenza emotiva, una sofferenza spirituale, una sofferenza psichica, quale sia il nostro dramma quale sia la nostra situazione essa è ben rappresentata da quest'uomo caduto nell'aggressione dei briganti, la situazione di quell'uomo era tragica, Gesù disse “lo lasciarono mezzo morto”, una situazione grave una situazione disperata, quest'uomo necessitava di sollievo, di aiuto, di amore, quante volte in circostanze avverse in cui ognuno di noi possa ritrovarsi abbiamo la necessità di essere sostenuti, aiutati, sollevati dalla nostra condizione, allora l'uomo “lasciato mezzo morto” bene raffigura l'uomo in quanto umanità.

Abbiamo ora un secondo personaggio, un personaggio il quale manifesta tutti gli aspetti negativi, un personaggio il quale dimostra con la sua condotta le più cattive qualità dell'uomo, mancanza di amore, mancanza di misericordia, mancanza di altruismo, queste sono le qualità le quali ad una lettura superficiale del racconto si evincono da questo personaggio, le quali azioni possono essere aggravate dal fatto che egli è un sacerdote.

Il racconto continua dicendo che anche un sacerdote scendeva da Gerusalemme, e anche lui era diretto a Gerico, una città sacerdotale, il sacerdozio non era per una vocazione o per una chiamata, bensì lo era per eredità, il sacerdozio si trasmetteva da padre in figlio, sicché questo sacerdote scendeva da Gerusalemme, vuol dire che egli ha officiato il suo compito sacerdotale nel tempio, e prima di tale ufficio si dovette sottoporre a tutti quei rituali che la legge imponeva al sacerdote, abluzioni varie, egli si sottoponeva a tutto quel cerimoniale che occorreva affinché per officiare al tempio sarebbe stato in una condizione di purezza, in sostanza il sacerdote si doveva purificare soddisfacendo tutte quelle norme che la legge cerimoniale richiedeva.

Si comprende allora che la discesa di questo sacerdote da Gerusalemme era in una condizione di purezza essendosi purificato prima di officiare al tempio, egli era un sacerdote conoscitore della legge di Dio, conoscitore delle norme le quali indicavano cosa rendeva impura una persona e cosa l'avrebbe purificata, egli era un sacerdote quindi una persona religiosa, una persona la quale ubbidiva senza riserve alla legge di Dio, egli dunque scendeva da Gerusalemme in uno stato di purezza avendo soddisfatto con gli atti esteriori di purificazione le esigenze della legge stessa, come sacerdote e gli ubbidiva senza riserve alla legge di Dio.

Ecco dunque, che durante il suo cammino si imbatte in una persona la quale Gesù disse essere mezza morta, sicuramente questo malcapitato stava in una posizione in cui non si poteva comprendere se effettivamente era morto oppure era ancora vivo, mentre si avvicinava al malcapitato nella mente di questo sacerdote iniziarono ad affacciarsi interrogativi, domande, conflitti, il racconto non ci dice se questo sacerdote fosse stato insensibile, ne se fosse stata una brava persona, oppure, uno dei tanti che si facevano gli affari propri, il racconto non ce lo dice e noi non siamo autorizzati a supporlo, ecco allora che mentre il sacerdote si avvicinava egli sapeva di essere in uno stato di purezza avendo soddisfatto tutte quelle norme e quelle regole in merito alla purezza che la legge di Mosè obbligava il sacerdote ad effettuare, egli sapeva bene cosa era puro da ciò che non lo era.

Tra i molti aspetti che la legge indicava cosa rendeva impuri vi erano il toccare i morti, il sacerdote dunque per mantenersi puro non poteva neanche accarezzare il padre o la madre morti e che il solo gesto di accarezzarli lo avrebbe reso impuro, egli comprendeva bene che per rimanere puro doveva osservare quelle norme e quelle regole della purezza che la legge di Mosè imponeva, egli essendo sacerdote ragionava da sacerdote, agiva da sacerdote pensava da sacerdote ubbidiva da sacerdote, e come sacerdote anteponeva la legge di Dio a tutto e a tutti.

Egli dunque comprendeva che se avesse toccato quella persona quel malcapitato di cui non si comprendeva se era vivo o morto egli sarebbe divenuto impuro, e quell'atto o di impurità toccando quel malcapitato avrebbe vanificato quegli atti sacerdotali poco prima compiuti nel tempio, questo sacerdote passa oltre, il passare oltre non è dovuto alla sua insensibilità, non è dovuto a pregiudizi verso gli altri, ma è dovuto all'ubbidienza della legge la quale proibiva in modo assoluto di rendersi impuro toccando cose che la legge dichiarava impuri, in quel caso quel malcapitato rispetto al sacerdote era impuro, sicuramente nella mente del sacerdote fu questo conflitto poiché tutti noi viviamo nei conflitti, egli era combattuto da questo conflitto se aiutare la persona e divenire impuro o non toccare la persona rimanere puro.
In quel frangente quel sacerdote si trovò davanti ad un dilemma ,se fosse stato più importante osservare la legge di Dio e passare oltre rimanendo puro, oppure trasgredire la legge di Dio e aiutare l’uomo divenendo impuro, essendo egli un sacerdote è più importante osservanza della legge di Dio, poiché secondo la loro concezione la legge di Dio viene sempre al primo posto a prescindere se poi per la sua attualizzazione danneggia il bene dell'uomo.

Il sacerdote è una persona religiosa osservante della legge di Dio, ma questa legge di Dio non può prescindere dalla legge dell'amore del Padre, in tutti i vangeli possiamo notare questa contrapposizione che vi è tra la legge di Dio espressa nella legge di Mosè (parola dell’uomo), con tutte le sue regole e norme, e la legge dell'amore di Dio, la quale ci dice “ Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unigenito figlio”, ecco l'essenza della legge essa è nell'amore poiché se non esiste l'amore non può esistere la legge, poiché la legge ubbidisce all'amore e non l'amore ubbidisce alla legge.

Chi meglio di Gesù ha espresso questo concetto, questa separazione tra la legge di Dio e l'amore del Padre, Gesù non ha indirizzato alla legge di Dio, ma bensì all'amore del Padre, e quando sussiste un conflitto tra ubbidire alla legge di Dio oppure ubbidire all'amore del Padre Gesù ha sempre scelto la violazione della legge di Dio a favore dell'amore dell’uomo, quante volte Gesù stesso ha trasgredito la legge di Mosè a favore dell'amore dell'uomo, la legge che impone di non lavorare il sabato, in quel giorno non si può fare nulla, ma Gesù trasgredisce quella norma, quella regola, quella legge, a favore dell'uomo, alleviandolo dalla sofferenza riportandolo nella posizione di dignità umana riportandolo nella legge di dell'amore e non nella legge delle regole, è lecito fare del bene il “Sabato?” " Non voglio sacrifici, ma Misericordia" dice il Signore..

L'osservanza in un modo cieco della legge ed in nome di tale legge si fanno soffrire le persone, ma nel nome dell'amore di Dio si possono solo che alleviare le sofferenze dell'uomo, il bene dell'uomo sopra la legge di Dio, l'amore del Padre ricerca non l'osservanza della legge ma il sollievo dell'uomo nell'amore dell'uomo.

Allora comprendiamo bene il comportamento del sacerdote, egli passa oltre non perché insensibile alle sofferenze, non perché avesse pregiudizi verso le persone non perché egli fosse una cattiva persona mai egli passa oltre per ubbidire e alla legge di Mosè, tale comportamento salva la legge in quanto si ubbidisce ad essa ma sacrifica l'uomo privandolo di quell'amore di quel sollievo dovuto che l'essenza stessa della legge imponeva.
il terzo personaggio è un samaritano, i giudei con i samaritani si potevano vedere come il fumo negli occhi, i samaritani erano considerati un popolo spregevole, trattati peggio dei gentili, e se potevano eliminarli li avrebbero eliminati.

Ecco dunque che in quella strada viene percorsa anche da un uomo, un samaritano, una persona credente ma non osservante, un uomo a cui era impedito l'accesso al tempio, un uomo disprezzato dalla religione, un uomo disprezzato da coloro i quali dovevano dimostrare l'amore di Dio, e il samaritano era considerato come la feccia dell'umanità.

Questo samaritano il quale non si preoccupa di essere puro o di essere impuro, alla vista del malcapitato gli si avvicina, lo tocca, lo cura, lo accarezza, cerca di recare di sollievo, lo carica sul suo mulo lo porta in una locanda e da disposizione affinché possa essere curato e ristabilito.
Non sappiamo se il samaritano sia o meno un uomo religioso, ma ha ciò che "sembra" non avere ne il sacerdote, ne il levita, egli ha l'amore, amore per il proprio simile, antepone il sollievo nell'amore per il prossimo al di sopra di tutto , al di sopra anche dell'odio che i samaritani e i giudei avevano tra loro, egli vede in quest'uomo sofferente mezzo morto al limite della vita se stesso, in quest'uomo in questo malcapitato la cui sofferenza indicibile egli si specchia e vede in esso se stesso, il samaritano non si pone domande se chi fosse quel malcapitato, di che nazionalità fosse, se fosse povero, buono o se fosse cattivo, se osservante della legge oppure un trasgressore della legge, il samaritano non si pone nessuna domanda su chi fosse costui, ma fu spinto dall'amore, ad agire in favore dell'uomo, pone il bene dell'uomo al di sopra di ogni aspetto culturale e sociale, al di sopra dei propri pregiudizi al di sopra delle diatribe tra i due popoli.

Il samaritano, senza leggi , senza norme, senza regole, ubbidì a quella che era la legge dell'amore di Dio, egli agì in favore del malcapitato come avrebbe agito il Padre, ricercò il bene dell'uomo sovrastando i propri pregiudizi.

Quante volte leggiamo sentiamo conosciamo, persone che pur non essendo religiose, che pure non osservando una legge, che pur non facendo atti di “purificazione”, manifestano verso il prossimo quella che è la legge dell'amore di Dio, queste persone antepongono il bene dell'uomo sopra a tutto e sopra a tutti.

Il religioso è una persona che ubbidisce in un modo cieco alla propria religione composta da regole regolette e norme varie, anteponendo la propria religiosità hai bisogni dell'uomo.
“l’ubbidiente alla legge dell’amore” è colui che assomigliando al Padre praticando un amore simile al suo, anche se, non credente in Dio e quindi non religioso, è come il samaritano, il quale non osserva la legge né si reca al tempio, né pratica tutti quei rituali espressi nella legge, ma è l'unico che si comporta come si sarebbe comportato Dio, il samaritano rappresenta coloro i quali antepongono ed effondono l'amore del Padre nell'amore per il prossimo, l'amore di Dio si rispecchia nella sua creatura in quanto essa stessa si pone al servizio del prossimo ubbidendo non alle regole, le norme, alla religiosità, alla religione, ma ubbidisce solo a una legge, la legge dell'amore Divino.

Vuol dire dunque che la religione non serve?, Vuol dire che l'uomo può fare a meno della religione?, Gesù non ha mai detto che la legge non sia utile, e che quindi la religione non sia utile, lo scopo della religione è quella di indicare la strada dell'amore, la religione deve usare strumenti il qual fine è che possano raffinare la persona all'amore verso il prossimo come riflesso dell’amore verso Dio, la religione dovrebbe indicare la strada da percorrere affinché la persona possa manifestare verso il prossimo quelle qualità insidie nella creatura la quale è creata ad immagine e somiglianza di Dio, ma quando la religione persegue i propri fini, quando la religione impone regole regolette e norme varie che contrastano la legge dell'amore essa è un danno, non manifestando più lo scopo per cui esiste, poiché promuove la propria legge trascendendo l'unica legge che Cristo mise in evidenza ed è la legge dell'amore.
Possiamo dunque condensare cosa sia la “Carità dell’Amore”
Sono tutti gli atti dell’uomo il cui fine è il bene dell’uomo nella disposizione dell'amore di Dio.

Questo è l'insegnamento della parabola del buon samaritano.
Francesco




“Quando si vuol cercare la verità su una questione
bisogna cominciare col il dubbio.
(S. Tommaso d’Aquino)”

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