Giovanni 8 e Luca 7

Tommaso de Torquemada
00Sunday, November 10, 2013 8:13 PM
Vediamo altre due scritture che ci inducono alla riflessione.

La prima la troviamo in Giovanni cap.8

1 Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. 2 Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. 3 Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».


L’altra la troviamo in Luca cap.7

36 Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37 Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; 38 e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
39 A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». 40 Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di' pure». 41 «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. 42 Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». 43 Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44 E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45 Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. 46 Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. 47 Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». 48 Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». 49 Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?». 50 Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».

Notate qualche contraddizione, o perlomeno un qualcosa di strano?
Avremo modo di analizzare questi due brani.
Tommaso de Torquemada
Tommaso de Torquemada
00Monday, November 11, 2013 12:00 PM
E’ interessante la conclusione di questi due racconti

Nel racconto di Giovanni Gesù dice alla donna (la quale non era una moglie bensì una fidanzata) “Va, e non peccare più”

Mentre nel racconto di Luca, Gesù dice alla peccatrice la quale era una prostituta “Vai in pace

Come mai, ad una gli dice di non peccare più mentre all'altra solo vai in pace?

Vedete, noi non possiamo fermarci a ciò che è la superficialità del racconto, ma comprendere il contesto in cui i racconti sono collocati per avere una visione più profonda della verità che ci vuole trasmettere.

Comunque tratteremo un po’ più approfonditamente questi due bei racconti, nei quali risalta un Amore di Cristo che supera il concetto che a volte abbiamo noi di amore.

Tommaso de Torquemada
Sonnyp
00Wednesday, November 13, 2013 11:47 AM
attendiamo lumi o maestro.....
[SM=g7474] [SM=g7372] [SM=x2533864]

Ora però non farci attendere troppo! Shalom. [SM=x2509422]
Tommaso de Torquemada
00Thursday, November 21, 2013 5:09 PM
Riprendiamo il racconto dell'adultera in Giovanni al capitolo otto verso uno in poi.

Il racconto dell'adultera come anche il racconto della peccatrice il Luca, sono stati due racconti i quali hanno creato non poche difficoltà alle prime comunità cristiane, infatti, fino al secondo secolo si evitava di leggere questi due racconti, non li si accettava, anche il Vescovo Agostino rimproverò questo modo di fare, infatti disse “alcuni di benevoli o piuttosto nemici della fede autentica, per timore”, ecco il motivo, “di concedere alle loro mogli l’impunità di peccare tolgono dai loro codici “ – cioè dai loro Vangeli – “il gesto di indulgenza che il Signore compì verso l’adultera, come se colui che disse "d’ora in poi non peccare più" avesse concesso il permesso di peccare”.

Il motivo per cui si evitava di leggere questi due racconti è dato dal fatto che in qualche misura giustificavano una condotta la quale era ampiamente condannata dalla legge, i mariti erano preoccupati, se le nostre mogli sanno che quando ci mettono le corna il Signore le perdona dove andremo a finire? Allora nelle comunità cristiane gli uomini non volevano questo brano, tali racconti venivano elegantemente rispedite al mittente.

Non dobbiamo dimenticare che le prime comunità cristiane erano ebree, quindi assoggettate dalla cultura ebraica, nell'osservanza della legge, la quale nelle sue 613 regole, norme, obblighi, imponeva all'ebreo il modo con cui relazionarsi con Dio e i suoi simili, nella legge ogni causa doveva necessariamente produrre un effetto, sicché ad ogni peccato doveva necessariamente scontare una pena, a prescindere del tipo di pena trattatisi, è evidente dunque il racconto sia di Giovanni e sia di Luca bai passavano per così dire gli obblighi della legge stessa imponeva, anche Sant'Agostino non era tanto propenso ad accettare tali racconti.

In modo particolare il raccordo dell'adultera nel Vangelo di Giovanni è un racconto estrapolato dal Vangelo di Luca, che in seguito passò nel Vangelo di Giovanni, gli esegeti sono propensi a questa conclusione per il modo in cui o per il genere letterario che si trova in tale racconto, altri presumono che tale racconto sia stato inserito in un periodo diverso dagli apostoli e che quindi sarebbe un racconto spurio, ma al di là del tale racconto spurio o meno ciò che a noi interessa è il messaggio del tale racconto veicola per la nostra edificazione, e noi lo esamineremo con questa ottica.

Quando leggiamo le scritture neo testamentarie dobbiamo sempre collocarle nel loro contesto storico culturale di loro pertinenza, perché, solo se le collochiamo nel loro contesto avremo una visione più chiara di tale racconto.

Il racconto dell'adultera inizia con queste parole, “allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono, maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio, ora mosse nella legge ci ha comandato di lapidare donne come questa, tu che ne dici?, Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.

Strano, come avranno fatto a “Coglierla sul fatto?”, inoltre, l’adulterio si commette in due, ma qui viene portata solo la donna, e l’uomo dov'è’, perché in questo caso anche l’uomo doveva essere messo a morte.

I farisei sono i puristi, il più estremisti nell'osservanza della legge ad esempio la legge richiedeva la purificazione lavandosi le mani i farisei si lavavano fino al gomito, si doveva digiunare una volta l'anno i farisei per dimostrare la perfezione della loro osservanza digiunavano due volte a settimana, come possiamo leggere nel racconto del fariseo e il pubblicano, nei molteplici scontri di Gesù li ebbe proprio con i farisei.

I farisei conducono una donna, per essere lapidata, diciamo subito non era né una donna ne una moglie, bensì una fidanzata, perché possiamo dire che questa donna simile a una giovane ragazza ed è anche fidanzata e quindi non una moglie, lo possiamo dire a causa del tipo di condanna a morte impostale.

La legge mosaica stabiliva due tipi di condanna a morte per adulterio, l'adultera era una moglie la pena di morte era eseguita tramite soffocamento, se invece l'adultera era una fidanzata la pena di morte era per lapidazione, dobbiamo tenere in mente la fidanzata secondo la cultura ebraica era una donna o una ragazza vincolata a tutti gli effetti verso il suo futuro marito, pur non essendo a tutti gli effetti sua moglie né doveva osservare gli obblighi di una moglie, inoltre dobbiamo anche considerare che il fidanzamento nella cultura ebraica avveniva appena divenuti maggiorenni, 12 anni e la ragazza 13 anni per il ragazzo, una volta stabilita la cerimonia del fidanzamento ognuno rimaneva ancora per un anno nella propria casa ma la donna o la ragazza e solo lei doveva rispettare l'obbligo della fedeltà come se fosse una moglie a tutti gli effetti.

Quindi secondo la legge tale donna doveva essere lapidata, perché dunque portarla davanti a Gesù?, Tale esecuzione poteva essere eseguita in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, ma la portarono da Gesù usandola come esca, al loro, agli farisei non interessava lapidare la donna, interessava lapidare Gesù, i sassi nelle loro mani erano destinate non alla donna bensì a Gesù, ecco dunque la domanda provocatrice, tu che dici?, Evidentemente pensavano di avere la situazione in pugno, erano convinti di poter lapidare Gesù, in quanto, Gesù avesse risposto, “Ecco, obbediamo alla Legge. Lapidatela.” allora tutta questa gente che aveva sentito in lui un tono diverso, questi peccatori, questa gente lontana dalla Legge, che aveva sentito in lui una speranza di redenzione e di vita l’avrebbero abbandonato.

Oppure Gesù, che è la misericordia personificata, potrebbe dire “no, perdonatela, rilasciatela.” Sarebbe una bestemmia, sarebbe un sacrilegio, siamo nel Tempio, ci sono le guardie e Gesù sarebbe subito, immediatamente arrestato come bestemmiatore, come trasgressore della Legge.

Quindi Gesù si trova di fronte a una trappola. Cosa sceglierà? dirà “lapidatela” o “lasciatela”? come dice si fa danno, se dice “lapidatela” perde la folla, Se dice “Rilasciatela” rischia di perdere la propria vita.

Gesù conosceva molto bene le scritture, le quali affermavano che non esiste su lo il cielo un uomo che non sia peccatore, allora non fa altro che elaborare tale versetto dicendo loro, chi è senza peccato le scagli per primo la prima pietra, per comprendere tale affermazione bisogna rifarsi a come si eseguiva la condanna a morte per lapidazione, la lapidazione non avveniva come noi abbiamo visto nei film nel quale ognuno prende una pietra e la lancia contro il malcapitato, non è cosi.

La prima pietra veniva scagliata dai testimoni d’accusa e doveva essere una pietra talmente forte che due persone potevano sollevarla malamente, il condannato veniva messo in una buca, in un fosso e questa pietra, di una cinquantina di chili, perché due persone potevano tenerla malamente, veniva gettata sopra, normalmente moriva già al primo colpo, poi tutti quanti riempivano il cumulo con le loro pietre, quindi colui che scaglia la prima pietra è colui che esegue la sentenza di morte, quindi non è un semplice, come noi immaginiamo, lanci per primo la pietra poi dopo gli altri. No. Gesù dice “Chi di voi è senza peccato la ammazzi.”

“Rialzatosi “,quindi Gesù non scrive più per terra, le disse “Donna, dove sono?” nessuno ti ha condannata?” questo atteggiamento di Gesù è compreso molto bene da San Paolo, che nella lettera ai romani dice “Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù che è morto.”

Quindi l’evangelista fa comprendere l’enorme amore di Dio che si rivolge a ogni persona, anche qui abbiamo una persona che ha commesso un peccato, una persona che indubbiamente ha commesso qualcosa di brutto, nei confronti di colui al quale doveva fedeltà, nei confronti di Dio ma l’amore di Dio si rivolge a tutti quanti, nessuno viene escluso, questo comportamento è stato molto ben delineato con una frase stupenda da Sant'Agostino, che dice “Rimangono in due. La misera e la misericordia.”

Quindi Gesù dice “Dove sono? Nessuno ti ha condannata? Essa disse, “ nessuno Signore” qui ci saremmo aspettati una ramanzina, una penitenza, Gesù che la rimproverasse (è sempre una donna che ha compiuto adulterio), ed ecco lo scandalo, per il quale per secoli nessuna comunità ha voluto questi 11 versetti all'interno della loro comunità. “Le disse allora Gesù, e neppure io ti condanno.” lui, l’unico senza peccato, non solo non scaglia la prima pietra ma allontana le pietre. “Neppure io ti condanno”, ed ecco il finale ,“Va, e d’ora in poi, non peccare più.” Gesù non è venuto per giudicare ma per salvare, non rimprovera la donna, non la invita a pentirsi, non la invita a chiedere perdono a Dio, perché questa è la novità che ha portato.

Gesù le dimostra che Dio già l’ha perdonata, Dio le comunica vita, forza per riprendere il suo cammino perché con il perdono del Padre, la donna ha ricevuto anche la forza necessaria per tornare a vivere, “Va ed ora in poi non peccare più.”

Dio disse al suo popolo, il quale ubbidiva alla Legge, “ Non voglio sacrifici, ma, Misericordia e Compassione”, Nel racconto dell’adultera, si evince la superiorità della Misericordia, del Perdono della Carità sulla Legge, la quale non libera ma vincola, non perdona ma condanna, non ci sostiene ma ci abbatte, il cristiano non vive nella “Legge” non vive nelle regole nelle norme e negli obblighi, la sua vita si fonda solo sull'Amore.

In seguito vedremo la peccatrice in Luca.
Tommaso de Torquemada


Sonnyp
00Thursday, November 21, 2013 7:37 PM
È SEMPRE INTERESSANTE APPROFONDIRE LE SACRE SCRITTURE.

Grazie Tommaso per i tuoi profondi interventi.

Sono sempre apprezzatissimi. Non vedo l'ora di leggere il proseguo....

Shalom carissimo e... Dio ti benedica. [SM=g7474] [SM=x3247286] [SM=x2533864] [SM=x3627669]
Tommaso de Torquemada
00Saturday, December 14, 2013 11:43 AM
Scusandomi per il ritardo (il tempo è il mio nemico)

Riprendiamo l'altro racconto che si trova il Luca al capitolo sette da 36 al capitolo otto al verso tre.
Non riporto il racconto in quanto è conosciuto, o lo possiamo leggere direttamente dalla Bibbia.

Prima di inoltrarci nell'argomento bisogna comprendere quale era la relazione della donna nell'antica comunità israelitica, se prendiamo in esodo al capitolo 20 al verso 17, emerge come la donna sia considerata un oggetto, al pari di qualsiasi altro oggetto, ma con l'esame retrospettivo pre e post esilico la donna non viene considerata più un oggetto di possesso bensì considerata un soggetto, e questo lo si può comprendere dall'affermazione in Deuteronomio al capitolo cinque al verso 21.

Ma anche se con il tempo c'è stata questa trasformazione culturale verso la donna di fatto era sempre considerata inferiore all'uomo dovendo sottostare a obblighi e norme le quali non erano applicabili all'uomo, come ad esempio, l'uomo poteva avere relazione con qualsiasi donna purché la medesima non fosse fidanzata o sposata, questo non valeva per la donna.

Alla donna era preclusa qualsiasi associazione con gli uomini, in un convitto di uomini era vietato alla donna di parteciparvi se non per servire, ed è evidente che nelle leggi cerimoniali di purificazione riguardavano esclusivamente gli uomini, l'uomo era al servizio di Dio la purificazione serviva a far salire l'uomo a Dio,” Voi dovete essere santi come io sono Santo”, ma con Gesù Cristo è Dio che scende all’uomo affinché l'uomo sia purificato.

Sembra che Gesù si riscontrasse spesso con i farisei, i quali osservanti della legge facevano della legge stessa la giustificazione dei propri atti, dunque questo fariseo invita Gesù a pranzo, leggendo il brano si comprende che non ci fu da parte di questo fariseo alcun riguardo verso Gesù in quanto l'evangelista ci dice,” entrò in casa del fariseo e si mise a tavola”, vennero meno tutti quegli aspetti di cortesia i quali si mostravano verso un ospite di riguardo, ma non fu così verso Gesù.

Il pranzo avveniva soltanto tra uomini, e qui c'è un primo colpo di scena, nella casa del fariseo, osservante della legge, scrupoloso, affinché nulla di impuro possa entrare nella sua casa ed in quella circostanza, dove si consumava un banchetto ecco, una donna entra in mezzo agli uomini, scandaloso, inaudito, come può una donna violare delle norme, delle regole, ma questa non era una donna come tutte le altre, essa era una peccatrice, una prostituta che in un modo arrogante presuntuoso si permette di entrare in quel banchetto.

Ma ecco, un altro colpo di scena, questa donna, questa peccatrice, questa prostituta, si inginocchia ai piedi di Gesù, con l'olio profumato che aveva iniziò a massaggiare i piedi di Gesù mescolando all'olio profumato le lacrime che sgorgavano dal suo cuore, poi, con i suoi capelli inizia asciugare i piedi di Gesù.

Vorrei fare una piccola premessa su ciò che identificava la prostituta a quel tempo, le donne andavano sempre velate con il capo coperto e con il volto velato, solo una categoria di donne non aveva il volto velato e ne tanto meno il capo coperto e queste donne venivano identificate come prostitute, l'olio profumato e anche costoso tra l'altro serviva per i preliminari, massaggiando quelli che erano in piedi e dei clienti prima di proseguire nella sua azione, quindi questo olio profumato era un suo attrezzo da lavoro acquistato con i proventi del suo lavoro cioè di prostituzione, alla luce della legge questa donna peccatrice e prostituta di mestiere era un soggetto da evitare come la peste.

Il fariseo né rimase scandalizzato, e nella frase che ribadisce si comprende anche quale sentimento avesse nei confronti di Gesù, infatti il racconto prosegue dicendo, “se costui fosse un profeta saprebbe chi è e che razza è la donna che lo tocca”, oltre al disprezzo questo fariseo aveva per questa donna, in quanto non vedeva una donna, ma una peccatrice da evitare, non mostrò nessun riguardo neanche verso Gesù, in quanto disse fra sé “se costui”, non pensò all'ospite come qualcosa di sacro come qualcosa di desiderabile, non chiama l'ospite con il suo nome, ma con “costui” evidentemente l'invito rivoltogli a Gesù non era motivato dal desiderio di unione con Cristo, di affetto, ma di tutt'altri motivi.

Questo fariseo osservante in modo scrupoloso della legge, vede e giudica le persone secondo i criteri della legge, quella legge che stabilisce regole, obblighi, norme, quella legge che discrimina, espelle, giudica e giustizia, quella legge che sembra non applicare il comando di Dio il quale dice, “non voglio sacrifici ma misericordia”.

Gesù, al quale nulla sfugge neanche i pensieri più nascosti, più profondi, più intimi, si rivolge al fariseo il quale risponde, “di pure maestro”, senza dubbio è un'affermazione ipocrita, poiché pensando disse , “se costui”, ma interrogato lo chiama “Maestro”, ma Gesù va oltre questo, lo aiuta a comprendere che cos'è la misericordia, cosa sia la compassione, narrandogli una parabola, uno era debitore di 50 denari, la paga giornaliera era di un denaro, quindi i 50 denari era poco più di un mese di paga, l'altro era debitore di 500 denari, quasi un anno di paga, allora Gesù gli pone la domanda, ad ambedue sono stati condonati i loro debiti, ma chi dei due sarà più riconoscente?, chi dei due mostrerà affetto amore verso colui che ha condonato i suoi debiti?, il fariseo rispose (per logica), a colui al quale è stato condonato di più.

Ecco allora la lezione da parte di Gesù, rivolgendosi verso Simone fariseo gli dice, vedi questa donna, dicendogli, vedi questa donna, voleva fargli comprendere che non doveva vedere la peccatrice secondo la legge, ma la donna secondo la compassione, per far comprendere ancora in un modo più incisivo l'importanza della benevolenza e della compassione, Gesù continua dicendogli, che lui il fariseo l'osservante della legge, colui che invece di lavarsi le mani si lava fino ai gomiti, colui che invece di digiunare una volta l'anno digiuna due volte a settimana, lui, Simone, il fariseo, non ha mostrato ospitalità verso Gesù, non ha offerto l'acqua, che significa accoglienza, non gli ha dato il bacio segno di benvenuto di affetto di comunione di desiderio, non ha versato su di lui il profumo il quale denota l’onore, rispetto, verso l'ospite, l’ospitalità è sacra, il fariseo non ha fatto tutto ciò, al contrario della prostituta.

Gesù fa comprendere, che, chi ha peccato molto molto gli è perdonato, chi ha peccato poco, gli è perdonato poco.

Rifacendoci alla parabola dei due debitori, vediamo che sia il fariseo sia la peccatrice sono stati ambedue perdonati ma con una differenza, che mentre la peccatrice, la prostituta è cosciente di questo perdono ricevuto di questo per-dono, il fariseo crede di meritare il perdono per i suoi sforzi, per i suoi meriti, per l'osservanza della legge.

Gesù scandalizza ancora dicendo alla prostituta, “i tuoi peccati sono perdonati”, i commensali si domandavano fra loro chi fosse costui, anche qui si guardano bene dal nominare Gesù, che perdona anche i peccati, usurpando un diritto esclusivo di Dio, poiché secondo la legge solo Dio è colui che perdona i peccati, essi non vedono la compassione, la misericordia di Gesù verso una peccatrice bensì una peccatrice secondo la legge, e, secondo la legge la legge stessa soffocava la compassione la misericordia nella quale la legge stessa doveva essere subordinata.

Gesù conclude rivolgendosi alla donna, “la tua fede e chi ha salvata va in pace”.

Perché Gesù non dice alla donna, come ha fatto all'adultera, “va e non peccare più”, perché alla peccatrice, alla prostituta, Gesù gli disse semplicemente, “va in pace”, perché questa donna non può far altro che continuare il suo mestiere di prostituta, la sua attività, perché nessuno prende in moglie una prostituta, la famiglia non la riprende, la comunità la emargina e nessuno può sostenerla, nessuno si prenderà cura dei suoi bisogni, la sua attività è ciò che la sostiene, tale attività non è voluta ma subita, questo lo dimostra violando la tradizione, entrando la dove non le era consentito per gettarsi ai piedi di Gesù.

Questo racconto insieme alla racconto dell'adultera sono stati i due racconti che hanno causato varie difficoltà alle prime comunità cristiane, questi racconti non venivano letti poiché sembravano giustificare una prassi, un modo di agire condannato dalla Legge, un racconto che diede dei problemi anche al Papa Gregorio Magno nel sesto secolo.

In questo racconto come il racconto dell'adultera Gesù ci vuole insegnare che, è vero che l'uomo deve vivere anche nelle norme, nelle regole, negli obblighi, ma queste non dovrebbero mai sovrastare la misericordia, la compassione, l'amore, la pietà verso il prossimo, nella legge l'uomo si purificava affinché salisse a Dio, tale ascesa doveva essere preceduta da atti purificatrici, da specifiche cerimonie, con Gesù Cristo è Dio che scende all'uomo, purificando l'uomo non dall'osservanza delle leggi, ma dal dono della compassione, della misericordia, dell'amore.

Cristo non ha mai condannato la Legge, ma l’ha subordinata al bene dell’uomo, il bene dell’uomo sovrasta l’ubbidienza alla Legge, sicché “se sia giusto trasgredire il Sabato per il bene dell’uomo” allora il Sabato è subordinato al bene dell’uomo, poiché l’uomo è creato ad “Immagine e Somiglianza di Dio”.

Tommaso de Torquemada
Questa è la versione 'lo-fi' del Forum Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 6:17 AM.
Copyright © 2000-2021 FFZ srl - www.freeforumzone.com