Il Buon Samaritano

Tommaso de Torquemada
00Sunday, August 25, 2013 6:53 PM
scaviamo in questa spettacolare parabola
Luca 10
25 Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». 26 Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». 27 Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». 28 E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».

29 Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». 30 Gesù riprese:

«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. 33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. 35 Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. 36 Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».37 Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso».

Cosa ci vuol comunicare questo racconto?.
Tommaso de Torquemada
Sonnyp
00Monday, August 26, 2013 7:20 PM
Provo a scavare......

Un dottore della legge



A volte, i titoli altosonanti, dovrebbero a maggior ragione, aiutarci a contemplare meglio la grandezza di Dio, il Suo Amore, la Sua Misericordia, la Sua pietà.... ma purtroppo, molto spesso, invece ci innalza e ci fa innorgoglire sino a dimenticarci quanto siamo piccoli e insignificanti, soprattutto se ci crediamo dei grandi quando grandi non siamo, anzi.....


lasciandolo mezzo morto.



Quante volte ci capita sulla via che percorriamo il nostro prossimo bisognoso? Non è detto che se non gli facciamo l'elemosina, questo possa morire di fame, ma la nostra "non curanza di lui e dei suoi bisogni", questo può lasciarlo "mzzo morto" moralmente parlando.
Siamo più inclini quindi a mostrare empatia, quando capita l'occasione e ricordiamoci che anche noi potremo trovarci nella sua situazione e... quanto ci farebbe piacere ricevere un sorso d'acqua quando la sete ci arde la gola! Il suo sorriso riconoscente è una riccompensa che allarga il cuore... fa ben all'anima e... costa pochissimo! Loro sono abituati alla povertà.... noi abituiamoci alla carità e alla solidarietà.


un sacerdote



se abbiamo o rivestiamo dei compiti nel seno della chiesa.... ricordiamoci SEMPRE l'esortazione di papa Francesco: Siamo pastori, NON funzionari della Chiesa!


passò oltre dall'altra parte.



Come reagiremo se anche Dio passasse dall'altra parte e non ci osservasse?
Discolpiamoci assolutamente da questo peccato. Se e quando il nostro prossimo ha bisogno di noi, prestiamo occhi e orecchi ai suoi bisogni, Dio ne terrà conto e benedirà entrambi. Lui che ha ricevuto, noi che abbiamo dato.... ricordando che c'è più felicità nel dare che nel ricevere!


Samaritano



Qualunque sia la nostra confessione religiosa, ma soprattutto geovista, non dimentichiamo che se vogliamo definrci CRISTIANI, dobbiamo fare i CRISTIANI, seguendo le orme del Cristo e... Cristo aveva la borsa per i poveri al suo seguito! Portiamola sempre con noi questa borsa per i poveri....!




compassione



Usiamola SEMPRE! Non lasciamola MAI sperduta in qualche angolo della nostra casa solo per tirarla fuori in qualche rara occasione! La compassione ci avvicinerà di più ai nostri fratelli bisognosi e ci farà essere cristiani migliori.....


gli fasciò le ferite



Fasciamole anche noi queste ferite che non sempre possono essere fisiche, ma spesso, molto spesso, possono essere morali, interiori e nascoste nel profondo dell'anima, per il disagio che si prova a chiedere aiuto.... per la lontananza dei propri cari, dal proprio paese, dalla propria gente. Possa essere la nostra buona azione come un balsamo per l'afflitto di cuore e di spirito. Imponiamoci di fare questo regolarmente e... saremo più vicini a Dio il Quale non dimenticherà queste buone qualità insegnate da Suo Figlio e ci farà sentire più fratelli con Lui e con il nostro prossimo. Amen. Shalom.
Tommaso de Torquemada
00Monday, August 26, 2013 7:56 PM
Interessante il tuo commento, ovviamente condivisibile, ho apprezzato molto la tua risposta.


Il significato della parabola del Buon Samaritano è noto a tutti, l’amore per Dio ci spinge ad amare il nostro prossimo, l’amore per il prossimo non deve e non può scaturire dalla mente, la quale è razionale, tale amore deve scaturire in modo “naturale” dal profondo del nostro cuore, solo così esso ha un grande valore.

Nel racconto del Buon Samaritano non possiamo fermarci solo a ciò che sono gli effetti, cioè, il sacerdote che passa dall'altra parte, il levita fa altrettanto, il samaritano si ferma e soccorre il malcapitato, dunque il samaritano mostra compassione verso il malcapitato, cosa che non hanno mostrato gli altri due, ma questi sono gli effetti di tale racconto,noi dobbiamo ricercare la causa la quale ci fa comprendere del perché di tali comportamenti.

Sappiamo che Gesù usò questi personaggi, un sacerdote, un levita, un samaritano, e non usò ad esempio, un pubblicano, un pastore, un fariseo, un sadduceo, ma usò nello specifico un sacerdote ed un levita, dobbiamo dunque comprendere il motivo di tale scelta, poiché solo comprendendo la causa, l’effetto ci risulta più incisivo.
Tommaso de Torquemada
AmarDio
00Monday, August 26, 2013 8:22 PM
perché il sacardote non si ferma?
La legge antica considerava impuro chi si macchiava di sangue, in questo modo non poteva offrire l'incenso.

Questa regola non vale oggi, anche alcuni non sanno che la Bibbia dichiari sorpassato il concetto e il giudizio sul sangue, perché una voce a Pietro ha ripetuto più volte quello che Dio ha purificato non considerarlo più immondo At 10,15.

Oggi il sangue ha un valore redentivo e per questo è necessario berlo!
"Se uno non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non ha la vita."
Il giudizio di tanti sul sangue è rimasto nell'antico testamento.
E' vero che anche i sacerdoti oggi possono sbagliare, la parabola qui non vuole intendere questo.

Perché la legge del timore sancita da regole intransigenti dell'antica alleanza, possono impedire la fraternità ed un rapporto naturalmente vero.
Tante regole aggiunte ai comandamenti, impediscono la libertà di movimento e fanno ricadere nella paura.

Gesù è venuto per convincerci che Dio ci ama. La via dell'amore è la più perfetta di tutte.

Comunque, anche se i sacerdoti attuali non c'entrano con la parabola presa letteralmente, possiamo pregare perché siano fedeli all'amore di Cristo.

Siamo liberi.
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Tommaso de Torquemada
00Monday, August 26, 2013 11:29 PM
Grazie AmarDio.
E' interessante il tuo commento nel quale si evince nella parte iniziale l'accenno a quella che è e che poi vedremo la causa del comportamento del sacerdote e del levita, apprezzo anche la parte nella quale ne fai un'applicazione odierna.

Tommaso de Torquemada
Tommaso de Torquemada
00Thursday, August 29, 2013 4:48 PM
San Paolo ci dice che la Parola di Dio è come il cibo, ed è proprio come il cibo che deve essere gustata.

Quando siamo invitati ad un pranzo, stuzzichiamo l’appetito con qualche antipasto, aspettando un bel piatto di pasta, saporito, sostanzioso, nutriente, ristoratore per il nostro corpo.

Una lettura superficiale della Parola di Dio è come un antipasto, ci deve preparare a gustare qualcosa di più sostanzioso, ecco, come dice il profeta, la mangiamo, la teniamo in bocca, ne assaporiamo tutte le varie sfumature, la gustiamo, facendola scendere nella nostra anima, affinché venga ristorata.

Non potremo mai assaporarla nella sua interezza, nella sua complessità, ma, ogni volta che la “Ruminiamo” essa ci riserva nuovi sapori, così ci ristora la “Parabola del Buon Samaritano, tutti i cristiani a prescindere dalla loro “Religione” non dovrebbero mai mancare di assaporare questo prezioso cibo.

Prima di iniziare la nostra considerazione è doveroso qualche chiarimento, al fine di comprendere meglio il messaggio che questa parabola ci propone.

Alla domanda di Gesù su cosa dicesse la legge, il “Dottore della legge” rispose, in modo particolare la seconda parte “ Ama il Prossimo tuo come te stesso”

Questa risposta non deve trarci in inganno, il prossimo per i giudei non era quel prossimo secondo la concezione cristiana, poiché se lo fosse stato non c’era motivo ne la necessità di tale parabola.

Il prossimo, secondo la cultura d’Israele erano coloro che appartenevano a tale popolo, al di fuori di tale popolo non esisteva il “Prossimo”, bensì esistevano solo i “Nemici”, quindi amare il prossimo significava amare il proprio fratello discendente del Patriarca Abramo.

La risposta di Gesù “Hai detto bene”, va collocata nel contesto culturale di quel popolo, in merito a tale contesto questo dottore aveva risposto bene.

La legge mosaica, spronava il popolo ad avere considerazione per il “Forestiero”, tale considerazione era limitata a non recargli danno, a mostrare una certa benevolenza, un certo amore, ma non era il prossimo, poiché come già detto il prossimo erano considerati solo gli appartenenti al popolo, e a volte neanche tanto.

Pur avendo questo dottore della legge risposto bene, Gesù da una “Nuova” definizione di “Amore per il prossimo”, “Ama il prossimo come TE STESSO”, ecco allora un prossimo che inizia dal proprio “Io”, L’AMORE INIZIA DALLA PERSONA STESSA PER ESSERE ESTESO AD OGNI UOMO, a prescindere dalla sua nazionalità, cultura, religione, l’uomo della parabola è “Anonimo” in quanto raffigura ogni uomo.
segue

Tommaso de Torquemada
Tommaso de Torquemada
00Thursday, August 29, 2013 4:51 PM

25 Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». 26 Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». 27 Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». 28 E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
29 Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». 30 Gesù riprese:
«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. 33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. 35 Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. 36 Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». 37 Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso».




Il racconto del buon samaritano inizia con una domanda posta da un dottore della legge, il quale chiese a Gesù cosa dovesse fare per ottenere la vita eterna, evidentemente tale domanda era per provocare, Gesù rispose semplicemente di osservare la legge, infatti chiese cosa è scritto nella legge, interessante la risposta di questo dottore, condensando la legge in quei due comandamenti, “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore con tutta la tua anima con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso”.

Evidentemente questo dottore della legge conosceva la legge, ma solo in quello che era l'aspetto esteriore, egli recitava ciò che era scritto, non comprendendo però il significato di ciò che era scritto, infatti chiese a Gesù chi fosse il suo prossimo, ponendo questa domanda comprendiamo bene come questo dottore pur recitando ciò che diceva la legge non riusciva a comprenderla.

Ecco Gesù, narrare quel capolavoro di parabola la quale mette a nudo ciò che noi siamo nel nostro più profondo.

Noi conosciamo la morale di questa parabola, ma desideriamo comprenderne alcuni aspetti i quali non sono così evidenti.
Inizia la parabola dicendo di un uomo, il quale scendeva da Gerusalemme diretto verso Gerico, dunque, scendeva da Gerusalemme, ma noi non sappiamo perché sia andato a Gerusalemme, cosa vi abbia fatto, di quest'uomo non sappiamo di che nazionalità fosse, non sappiamo quale religione professasse, non sappiamo di quale cultura fosse, non sappiamo se fosse un delinquente o se invece fosse una brava persona, il racconto ci dice che era solo un uomo, il quale a causa dell'aggressione da parte dei briganti fu depredato e lasciato mezzo morto.

Come vediamo, questo uomo di cui nulla conosciamo ma che sappiamo essere in una grave sofferenza a causa degli avvenimenti avversi può ben raffigurare ognuno di noi, i quali per le molteplici circostanze possiamo ritrovarci in quella condizione di sofferenza, la quale può essere una sofferenza fisica, una sofferenza emotiva, una sofferenza spirituale, una sofferenza psichica, quale sia il nostro dramma quale sia la nostra situazione è ben rappresentata da quest'uomo, anonimo, caduto nell'aggressione dei briganti, la situazione di quell'uomo era tragica, Gesù disse, lo lasciarono mezzo morto, una situazione grave una situazione disperata, quest'uomo necessitava di sollievo, di aiuto, di amore, quante volte in circostanze diverse in cui ognuno di noi possa trovarsi abbiamo la necessità di essere sostenuti, aiutati, sollevati dalla nostra condizione, e allora l'uomo lasciato mezzo morto ben raffigura l'uomo in quanto umanità.

Abbiamo ora un secondo personaggio, un personaggio il quale manifesta tutti gli aspetti negativi, un personaggio il quale dimostra con la sua condotta le più cattive qualità dell'uomo, mancanza di amore, mancanza di misericordia, mancanza di altruismo, queste sono le qualità che a una lettura superficiale del racconto si evincono, le quali azioni possono essere aggravate dal fatto che egli era un “Sacerdote”.

Il racconto continua dicendo che, anche un sacerdote scendeva da Gerusalemme, e anche lui era diretto a Gerico, una città sacerdotale, il sacerdozio non era per una vocazione o per una chiamata come lo intendiamo oggi, bensì lo era per eredità, il sacerdozio si trasmetteva da padre in figlio, sicché questo sacerdote scendeva da Gerusalemme, vuol dire che egli ha officiato il suo compito sacerdotale nel tempio, e prima di tale ufficio si dovette sottoporre a tutti quei rituali che la legge “Mosaica” imponeva al sacerdote, abluzioni varie, egli si sottoponeva a tutto quel cerimoniale che occorreva affinché per officiare al tempio era “obbligato” ad essere in una condizione di purezza, in sostanza il sacerdote si doveva purificare soddisfacendo tutte quelle norme che la legge cerimoniale richiedeva.

Si comprende allora che la discesa di questo sacerdote da Gerusalemme era in una condizione di purezza essendosi egli purificato prima di officiare al tempio, egli era un sacerdote conoscitore della legge di Dio, conoscitore delle norme le quali indicavano cosa avrebbe reso impuro un uomo e cosa l'avrebbe purificato in modo particolare colui che fosse stato un sacerdote, egli era un sacerdote quindi una persona “Religiosa”, una persona la quale ubbidiva senza riserve alla legge di Dio, egli dunque scendeva da Gerusalemme in uno stato di purezza avendo soddisfatto con gli atti esteriori di purificazione le esigenze della legge stessa, come sacerdote egli ubbidiva senza riserve alla legge di Dio.

Ecco dunque, che durante il suo cammino si imbatte in una persona la quale Gesù disse essere mezza morta, sicuramente questo malcapitato stava in una posizione in cui non si poteva comprendere se effettivamente era morto oppure se era ancora vivo, mentre si avvicinava al malcapitato nella mente di questo sacerdote iniziarono ad affacciarsi interrogativi, domande, conflitti, il racconto non ci dice se questo sacerdote fosse insensibile, se fosse una brava persona oppure uno dei tanti che si facevano gli affari propri, il racconto non dice nulla, e noi non siamo autorizzati a supporlo, ecco allora che mentre il sacerdote si avvicinava egli sapeva di essere in uno stato di purezza avendo soddisfatto tutte quelle norme e quelle regole in merito alla purezza, espresse nella legge di Dio e che obbligava il sacerdote a compiere, egli sapeva bene cosa fosse impuro da cosa invece considerata dalla legge puro.

Tra i molti aspetti che la legge indicava cosa rendesse essere impuri vi erano ad esempio, il toccare i morti, il sacerdote dunque per mantenersi puro non poteva neanche accarezzare il padre o la madre morti e che il solo gesto di accarezzarli lo avrebbe reso impuro, toccare una donna la quale aveva il menarca, oppure che abbia appena partorito, toccare i lebbrosi ecc, egli comprendeva bene che per rimanere puro doveva osservare quelle norme e quelle regole le quali erano il fondamento della purezza, incastonate nella “legge di Mosè”, egli era un sacerdote, ragionava da sacerdote, agiva da sacerdote, pensava da sacerdote, ubbidiva da sacerdote, e come sacerdote anteponeva la legge di Dio a tutto e a tutti.

Egli dunque comprendeva che se avesse toccato quella persona quell'malcapitato di cui non si comprendeva se fosse vivo o morto egli sarebbe divenuto impuro, e quell'atto di impurità toccando quell'malcapitato avrebbe vanificato quegli atti sacerdotali poco prima compiuti nel tempio, questo sacerdote passa oltre, il passare oltre non è dovuto alla sua insensibilità, non è dovuto a pregiudizi verso gli altri, ma è dovuto all'ubbidienza della legge la quale proibiva in modo assoluto di rendersi impuri toccando cose che la legge stessa dichiarava impuri, in quel caso quell'malcapitato rispetto al sacerdote era impuro, sicuramente nella mente del sacerdote emerse questo conflitto, poiché tutti noi viviamo nei conflitti, chi più e chi meno, egli era combattuto da questo conflitto se aiutare la persona e divenire impuro o non toccare la persona e rimanere puro.

In quel frangente quel sacerdote messo davanti a un dilemma SE È PIÙ IMPORTANTE OSSERVARE LA LEGGE DI DIO O IL BENE DELL'UOMO, essendo egli un sacerdote È PIÙ IMPORTANTE L’OSSERVANZA DELLA LEGGE DI DIO, poiché secondo la loro concezione la legge di Dio viene sempre al primo posto a prescindere se poi la medesima danneggia il bene dell'uomo, DUNQUE EGLI PASSA DALL’ALTRA PARTE PER UBBIDIRE ALLA LEGGE DI DIO.

Il sacerdote è una persona religiosa osservante della legge di Dio, ma questa legge di Dio non può prescindere dalla legge “dell'amore del Padre”, in tutti i vangeli possiamo notare questa contrapposizione che vi è, tra la “legge di Dio” espressa nella legge di Mosè con tutte le sue regole e norme, e la legge dell'amore del Padre, la legge di Dio la quale è composta da innumerevole regole, regolette, norme, per essere tale cioè, per essere di “Dio” non può essere in contrapposizione con la legge dell'amore del Padre, la scrittura ci dice “DIO HA TANTO AMATO IL MONDO DA DARE IL SUO UNIGENITO FIGLIO”, ecco dunque che l'essenza della legge è nell'Amore poiché se non esiste l'amore non può esistere la legge, poiché la legge ubbidisce all'amore e non l'amore ubbidisce alla legge.

Chi meglio di Gesù ha espresso questo concetto, questa separazione tra la legge di Dio e legge dell'amore del Padre, Gesù non ha portato la legge di Dio ma bensì l'amore del Padre, Cristo non ci ha fatto conoscere la “legge di Dio”, ma ci ha innestati nella “Legge dell’Amore del Padre”, e quando sussiste un conflitto tra ubbidire alla legge di Dio oppure ubbidire all'amore del Padre Gesù ha sempre scelto la violazione della legge di Dio a favore dell'amore del Padre, quante volte Gesù stesso ha trasgredito la legge di Mosè a favore dell'amore dell'uomo, la legge che impone di non lavorare il sabato, in quel giorno non si può fare nulla, ma Gesù trasgredisce quella norma, quella regola, quella legge, a favore dell'uomo, alleviandolo dalla sofferenza riportandolo nella posizione di dignità umana, riportandolo nella legge di dell'amore e non nella legge delle regole.
L'osservanza in un modo cieco della legge e in nome di tale legge si fanno soffrire le persone, ma nel nome dell'amore del Padre si possono solo che alleviare le sofferenze dell'uomo, il bene dell'uomo sopra la legge di Dio, l'amore del Padre ricerca non l'osservanza della legge e delle sue regole, ma il sollievo dell'uomo e nell'amore per l’uomo.

Poniamoci anche noi questo dilemma.
Se c’è da salvare il bene dell’uomo in contrapposizione della religiosità, della “legge di Dio”, cosa scegliamo?.
UBBIDIAMO ALLA LEGGE DI DIO SACRIFICANDO IL BENE DELL’UOMO, OPPURE SACRIFICHIAMO LA LEGGE DI DIO A FAVORE DEL BENE DELL’UOMO?
UBBIDIAMO ALLA LEGGE DI DIO E LASCIAMO L’UOMO NEL BISOGNO, OPPURE UBBIDIAMO ALL’AMORE DEL PADRE A FAVORE DELL’AMORE PER L’UOMO?

Allora comprendiamo bene il comportamento del sacerdote, egli passa oltre non perché sia insensibile alle sofferenze, non perché ha pregiudizi verso le persone, non perché egli fosse una cattiva persona, EGLI PASSA OLTRE PER UBBIDIRE ALLA LEGGE DI DIO, TALE COMPORTAMENTO SALVA LA LEGGE IN QUANTO SI UBBIDISCE AD ESSA MA SACRIFICA L'UOMO PRIVANDOLO DI QUELL'AMORE DI QUEL SOLLIEVO DOVUTO, CHE L'ESSENZA STESSA DELLA LEGGE IMPONEVA.

La stessa argomentazione vale anche per il levita, anch’egli passò oltre, poiché pur diversi nei compiti dovevano soddisfare entrambi i riti di purificazione.

Anche oggi, vi sono persone religiose, aderenti a varie religioni, le quali impongono l’osservanza della loro dottrina come legge di Dio, si comprende che gli adepti pur di ubbidire a tali leggi sacrificano il bene dell’uomo, come ad esempio i Testimoni di Geova(non solo loro), i quali, per osservare la presunta legge di Dio causano l’ostracismo verso coloro che ne sono usciti, tali persone ossequiose della legge non possono trasgredirla, poiché i “Sensi di colpa” verso la propria religione li devasterebbe, lo stesso principio lo si applica a quel sacerdote.


i il terzo personaggio è un samaritano, giudei e samaritani si potevano vedere come il fumo agli occhi, i samaritani erano considerati un popolo spregevole, trattati peggio dei gentili, e se potevano essere eliminarli li avrebbero eliminati.

Ecco dunque che in quella strada viene percorsa anche da un uomo, un samaritano, una persona credente ma non religiosa, un uomo a cui era impedito l'accesso al tempio, gli era impedito tutte quelle pratiche o quelle norme le quali servivano a purificarsi, un uomo disprezzato dalla religione giudaica, un uomo disprezzato da coloro i quali dovevano invece dimostrare l'amore di Dio, il samaritano secondo i giudei era la feccia dell'umanità.

Questo samaritano il quale non si preoccupava di essere puro o di essere impuro, alla vista del malcapitato gli si avvicina, lo tocca, lo cura, lo accarezza, cerca di recargli sollievo, lo carica sul suo asino, lo porta in una locanda e da disposizioni affinché possa essere curato e ristabilito, egli paga la locanda con ciò che è suo, non aspetta che altri facciano lo stesso, è una questione tra loro due, la compassione non ha bisogno di aspettare aiuto, ma si manifesta dal profondo dell’animo spingendo la persona ad agire secondo ciò che è possibile.

Il samaritano non è un uomo religioso, non ha una religione, ma ha ciò che non ha né il sacerdote né il levita, egli ha amore, amore per il proprio simile, egli antepone il sollievo per il prossimo al di sopra di tutto, al di sopra anche dell'odio che i samaritani e i giudei hanno fra loro, egli vede in quest'uomo sofferente mezzo morto al limite della vita, se stesso, in quest'uomo in questo malcapitato la cui sofferenza indicibile, egli si specchia e vede in esso se stesso “Un Uomo”, il samaritano non si pone domande se chi fosse quel malcapitato, di che nazionalità fosse, se fosse ricco o fosse povero, se fosse buono o se fosse cattivo, se fosse osservante della legge oppure un trasgressore della legge, il samaritano non si pone nessuna domanda su chi fosse costui, ma egli fu spinto dall'amore, ad agire in favore dell'uomo, pone il bene dell'uomo al di sopra di ogni aspetto culturale e sociale, al di sopra dei propri pregiudizi, al di sopra delle diatribe tra i due popoli.

Il samaritano, senza legge , senza norme, senza regole, ubbidì a quella che era la legge dell'amore del Padre, egli agì in favore del malcapitato come avrebbe agito il Padre, ricercò il bene dell'uomo all'osservanza dei propri pregiudizi.

Quante volte leggiamo, sentiamo, conosciamo, persone che pur non essendo religiose, che pure non osservando una legge, che pur non facendo atti di purificazione, manifestano verso il prossimo quella che è la legge dell'amore del Padre, queste persone antepongono il bene dell'uomo sopra a tutto e sopra a tutti.

Il religioso è una persona che ubbidisce in modo cieco alla propria religione schiavo di regole regolette e norme varie, anteponendo la propria religiosità hai bisogni dell'uomo.

Il credente è colui che assomigliando al Padre e praticando un amore simile al Suo anche se non crede in Dio e quindi non è religioso è come il samaritano, il quale non osserva la legge né si reca al tempio, né pratica tutti quei rituali espressi nella legge, ma è l'unico che si comporta come si sarebbe comportato Dio, il samaritano rappresenta coloro i quali antepongono e fondono l'amore del Padre nell'amore per il prossimo, l'amore del Padre si rispecchia nella sua creatura in quanto essa stessa si pone al servizio del prossimo, ubbidendo non alle regole, alle norme, alla religiosità, alla religione, ma ubbidisce solo a una legge, la legge dell'amore del Padre, il quale a motivo del Suo Amore Incondizionato verso la sua creatura ha donato Suo Figlio.

Vuol dire dunque che le religioni non servono?, Vuol dire che l'uomo può fare a meno della religione?, Gesù non ha mai detto che la legge non sia utile, e che quindi la religione non sia utile, lo scopo della religione è quella di indicare la strada all'amore, la religione deve usare strumenti tali che possano raffinare la persona all'amore del Padre, la religione dovrebbe indicare la strada da percorrere affinché la persona possa manifestare verso il prossimo quelle qualità insidie nella creatura, la quale è creata ad immagine e somiglianza di Dio.

Quando la religione persegue i propri fini, i propri interessi, quando la religione impone regole, regolette, e norme che contrastano la legge dell'amore essa è un danno, non manifestando più lo scopo per cui esiste, poiché promuove la propria legge trascendendo l'unica legge che Cristo mise sempre in evidenza ed è, LA LEGGE DELL'AMORE.
Questo è l'insegnamento della parabola del buon samaritano.

Tommaso de Torquemada
Sonnyp
00Friday, August 30, 2013 5:14 PM
Eccovi qualche suggerimento pratico per aiutare il prossimo.....



Magari non saremo samaritani ma..... perchè non provarci anche noi?

Shalom gente.......
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