La Storia della Chiesa nei secoli - La Chiesa Nascente

Tommaso de Torquemada
00Friday, March 7, 2014 11:01 AM
Non si comprende il presente, se non si conoscono le proprie Radici
La Chiesa nascente.

Da un punto di vista religioso, nel momento in cui Cristo viene nel mondo, l'umanità è divisa in due gruppi, un piccolo numero di ebrei e la grande moltitudine dei pagani.

Nel paganesimo dominano il politeismo, l'idolatria e la superstizione, cioè l'assenza di una vera fede nell'essere supremo.

Nel mondo ebraico domina il monoteismo, cioè la fede nell'unico vero Dio, ma anche in esso la vita religiosa e la moralità conoscono gravi debolezze, per esempio la possibilità anche facile del divorzio, il popolo seguiva le sette politico religiose dei Farisei e dei Sadducei, i primi sono attaccati alla lettera della legge e alle usanze, praticano la circoncisione, osservano il sabato, fanno i sacrifici, celebrano il culto, e credono nella risurrezione dei morti.

I Sadducei, rappresentano una corrente spregiudicata degli increduli, negano la spiritualità dell'anima e la risurrezione dei corpi, sono materialisti e il liberi pensatori, appartengono alla classe di ricchi e dei dignitari sono malvisti dal popolo a motivo della loro irreligiosità.

Tuttavia, anche fra gli ebrei, e soprattutto da parte del popolo vi sono anime pure, persone buone che sospirano la venuta del Messia, come, Anna e Simeone, Giuseppe di Arimatea, Nicodemo, le pie donne, il gruppo di discepoli ed in modo particolare degli apostoli rappresenta veramente tutti coloro che aspettavano la liberazione di Israele.

Il giudaismo è dunque il primo ambiente storico con il quale viene a contatto il cristianesimo nel cui ambito esso nasce e si sviluppa, allora una caratteristica fondamentale del cristianesimo è la sua universalità o cattolicità, abbiamo visto che un aspetto importante negli ebrei è la loro religiosità una religione particolarmente diversa da ciò che praticavano le nazioni circonvicine, essi avevano una propria religione, nata dall'intervento di Dio il quale si era manifestato nel tempo con grandi gesta e grande misericordia, questa religiosità la si può sintetizzare nei seguenti aspetti.
Monoteismo puro.

Ricordati, Israele, il tuo Dio è uno solo, Dio dunque si manifesta continuamente al suo popolo dialoga con esso, lo tiene lontano dagli idoli e lo preserva dal paganesimo.
Promozione continua.

Verso lo una religione sempre più spirituale, attraverso i profeti e i grandi personaggi, figure del Messia futuro.
Attaccamento alla legge.

Verità da credere e precetti da osservare, raccolti nei libri sacri e nella speranza messianica, nell'aspettativa di un inviato di Dio che avrebbe dovuto operare una liberazione e una restaurazione di ordine temporale, e o di ordine religioso.
Attesa della salvezza.

Su questa influì fino ad deformarne il contenuto la situazione politica, che contribuì a rendere ansiosa questa attesa della liberazione messianica e a qualificarla, presso molti, in senso temporale e nazionalistico. In modo particolare negli ultimi due aspetti hanno contribuito al rifiuto di Gesù come Messia.

La religiosità dunque è più rigida nelle sue manifestazioni presso gli ebrei della Palestina, ma, minore tra gli ebrei della diaspora, i quali disseminati in nel bacino del Mediterraneo, l'aspetto principale o la caratteristica principale degli ebrei della diaspora è l'apertura mentale, la quale è dovuta ai contatti sociali ed economici con altri popoli, cosa impensabile per gli ebrei della Palestina, ed è proprio questa loro caratteristica di apertura mentale dovuta alle loro relazioni con i popoli circonvicini che permise di essere ben disposti nei confronti del cristianesimo e quindi una disponibilità maggiore ad accogliere il Kerygma gesuano.

Se da una parte il cristianesimo accetta molto del giudaismo, d'altra parte vi apporta notevoli aspetti di novità, come:
il monoteismo.

Si perfeziona, si arricchisce e si prolunga nella dottrina trinitaria.
La legge antica, viene completata, superata dall'insegnamento di Cristo, non abolita ma perfezionata.

Il valore della giustizia interiore rispetto a quella esteriore, non si valorizza l'uomo nell'apparire ma nell'essere, le motivazioni non sono più esteriori ma interiore, la carità non la si fa per farsi vedere bensì per non farsi vedere.

Allora è naturale porsi una domanda, quale fu la reazione dell'ambiente giudaico riguardo al cristianesimo?.
Il mondo giudaico reagisce con due forme.
Rifiuto intransigente del messaggio evangelico da parte della maggioranza dei giudei.
Accettazione decisiva del Vangelo da parte di una porzione eletta del popolo.

Il Cristo predicato dagli apostoli non era il Cristo atteso dai giudei, essi aspettavano un Messia politico, un salvatore dalla dominazione dei romani, un Messia che avrebbe ristabilito la nazione di Israele indipendente e autonoma non più schiava di altre nazioni, essi non accettarono il Cristo perché ormai restava in loro solo l'aspetto formalistico della legge, è evidente che con il ripudio del cristianesimo si arriva alla seguente conclusione.

Persecuzioni.
Crocifissione di Cristo, lapidazione di Stefano e decapitazione di Giacomo, imprigionamento di Piero di Paolo.
Dissenso.
Forte dissenso tra il giudeo convertiti e convertiti ellenisti, ma questo aspetto lo vedremo più avanti.
Segue

Tommaso de Torquemada
ENNE ENNE
00Saturday, March 8, 2014 6:22 AM
GRAZIE CARO
Scritto utilissimo per noi cristiani, per capire e capirci.

Benvenuta la prossima parte. [SM=x2527985]
Tommaso de Torquemada
00Saturday, March 8, 2014 12:36 PM
Il Cristianesimo e il mondo Romano.

Gli apostoli avevano ricevuto da Cristo la missione di annunciare e di testimoniare il messaggio evangelico fino agli ultimi confini della terra, era dunque apparso chiaro che il cristianesimo non poteva essere una Chiesa nazionale giudaica, ma doveva essere una Chiesa universale ossia cattolica, capace di abbracciare tutti i popoli.

Prima di tutto dobbiamo comprendere il significato dei due termini, affinché possiamo comprendere sempre meglio il rapporto fra il cristianesimo e l'impero romano almeno nei primi tre secoli, “Cristianesimo”, è intesa come dottrina cristiana e come Chiesa di Cristo, la quale è portatrice del messaggio evangelico.

“Mondo romano”, significa la civiltà romana come complesso di idee, di vita e di orientamenti, caratteristici del genio romano, anche l'impero nella sua organizzazione politica.

È interessante esaminare prima di tutto ciò che erano le “Convergenze” tra il cristianesimo e l'impero romano, poi, le “Divergenze”.
È innegabile che vi sono molti fattori positivi che facilitano l'affermazione della diffusione del cristianesimo nell'ambito dell'impero romano, un aspetto favorevole è la struttura politico sociale, creata proprio dal genio legislativo e organizzativo dei romani, questo grande organismo statale fece cadere le barriere di confine tra i popoli, i quali, prima erano divisi e nemici fra loro, ma unificati sotto un unico stato, un altro aspetto è che vigeva lo stesso ordinamento giuridico e amministrativo i quali si erano diffusi ovunque, inoltre, una medesima lingua una medesima cultura, questi sono alcuni aspetti i quali hanno favorito alla Chiesa nascente le opportunità concrete per il suo sviluppo e per la sua organizzazione, l'intenso scambio commerciale, la facilità delle vie di comunicazione per terra e per mare rendeva possibile lo scambio di beni ma anche lo scambio di idee, grazie anche alla libertà accordata dava certamente alla chiesa nascente l’opportunità di propagarsi creando delle comunità cristiane.

Nel periodo in cui nacque Gesù tra il 7-6 a.c, e grazie all'imperatore Cesare Ottaviano Augusto, l'impero godeva di un periodo di pace e di tranquillità situazione ideale per poter svolgere una missione storica, di ordine universale, infatti a Roma sul lungotevere c'è quella che si chiama “Ara Pacis”, consacrata nel 9 a.c.

Vediamo alcuni punti sul piano dottrinale.

Concretezza e realismo.
Questa mentalità concreta del cristianesimo non presenta una dottrina astratta ma presenta una persona che si è incarnata in un determinato ambiente in un determinato periodo storico, non presenta dunque una filosofia ma una vita.

Senso della storia.
L'uomo non è più visto succube di qualche destino, succube in un modo incontrollato del proprio destino, ma come artefici della propria vita, costruttore del proprio futuro, lo stesso aspetto lo vediamo nella mentalità romana, ad esempio nella colonna traiana, in cui sono raffigurate le vittorie dell'imperatore Traiano, e l'Eneide, in cui Virgilio celebra l'apoteosi di una famiglia.

Senso della personalità.
Questo elemento è convergente anche se è in una misura più limitata, il senso della personalità e relegato in un modo simbiotico al concetto di libertà, nel diritto romano “Persona” era un uomo libero, mentre lo schiavo era considerato una “Res”, cioè una cosa, il cristianesimo può e fa, scoprire, comprendere all'uomo la libertà, il cristianesimo rende cosciente l'uomo della sua realtà interiore, non statica, ma sempre dinamica.

Tolleranza religiosa.
Una caratteristica dell'impero romano è che mostravano una grande tolleranza religiosa, non aborrivano le divinità dei popoli conquistati, sottomessi, ma le accoglievano nella propria religione, gli “dei” stranieri trovavano posto nel Pantheon romano.

Da ciò possiamo concludere che nonostante le persecuzioni dei primi secoli (III secolo) si diffuse l'idea della “provvidenzialità” dell'impero romano nella storia, il vescovo Melitone di Sardi scriveva nel 175, “il cristianesimo e l'impero romano erano apparsi quasi nello stesso tempo si sono sviluppati l'uno accanto all'altro”, Origine osservava acutamente nel 248, “Dio preparò i popoli e fece in modo che l'imperatore romano dominasse il mondo intero, perché l'esistenza di molti regni sarebbe stata di ostacolo alla propagazione della dottrina di Dio sulla terra”.

Vediamo ora le divergenze tra il cristianesimo e l'impero romano.

Le divergenze fra cristianesimo e l'umanesimo sono riducibili ad un contrasto di fondo, fra una concezione di vita orientata alla trascendenza e al sovrannaturale, e una dottrina di indole immanenti mistica e naturalistica, mentre nel primo caso si afferma l'idea monoteistica e di un regno spirituale, il secondo caso invece presenta una civiltà fondata sul politeismo, uno “Statolatria”, cioè, culto alle divinità e culto allo stato.

Vediamo in modo particolare come la statolatria e la consacrazione dello stato è assunto come assoluta divinità, incarnato in modo particolare nella figura dell'imperatore, lo stato dunque gode di una preminenza indiscutibile sugli individui, per i romani esso è il fine a cui tendere, per cui agire, in cui affermarsi, la salvezza dell'individuo è la stessa salvezza dello Stato, la salvezza dell'individuo è nello Stato e per lo Stato, da ciò deriva la fortissima coscienza civica del romano, la sua volontà di sacrificio per lo Stato, il suo desiderio, l'ardore nel percorrere la carriera pubblica, la sua vocazione guerriera, la sacramentazione del diritto come formula risolutrice dei conflitti della convivenza, possiamo riferire questo come la virtù caratteristica del cittadino romano.

Nel cristianesimo, l'uomo non è visto solo nella realtà terrena, materiale, ma è considerato in un orizzonte ultra terreno, la trascendenza di Dio e il sovrannaturale sono l'origine stessa e il fine dell'uomo, il cui destino non si conclude nell'ambito del tempo ma si protrae al di là del tempo stesso, quindi l'uomo è il costruttore sia della città terrena ossia del mondo in cui vive, ma proiettando la sua vista nella città celeste o nel mondo sovrannaturale.

Evidentemente queste profonde divergenze possiamo dire dottrinali avrebbero prodotto con il tempo un'avversione dell'impero contro il cristianesimo anche se come abbiamo visto, l'impero romano concedeva grande libertà di culto ai popoli sottomessi, si comprende bene allora che coloro che arrivavano al battesimo dovevano spesso compiere un atto eroico, non ultimo il martirio per vincere i pregiudizi dell'ambiente.

Tutta l'apologetica del secondo secolo è una dimostrazione della inconciliabilità del cristianesimo e quindi di questo contrasto tra il monoteismo e politeismo, fra la morale cristiana e quella pagana, questo contrasto si evince nelle opere di Tacito, Svetonio, Plinio, che definirono il nuovo culto una “Superstitio Nova et Malefica”.

Queste profonde divergenze fecero sì che il Vangelo incontrò difficoltà nell'ambiente del paganesimo, preconcetti, legami a vecchie tradizioni, usi nazionali, costituirono un'aperta opposizione alla novità cristiana, e per vari secoli si annidò la resistenza nelle vecchie classi della nobiltà romana, fedeli alle loro tradizioni, come fra le masse rurali incolte e tradizionaliste.

Il cristianesimo vissuto oggi nonostante la secolarizzazione ci pone delle difficoltà a cogliere il senso dello sforzo che dovettero compiere i primi cristiani, sparsi in un ambiente ostile e immersi in una mentalità essenzialmente pagana, da ciò si comprende che la penetrazione del cristianesimo nelle realtà pagane in modo particolare nelle tradizioni tra le masse rurali ebbe bisogno di molto tempo affinché ci fosse quella completa trasformazione di idee pagane all'accettazione completa e senza riserve della realtà del cristianesimo.

La prossima considerazione verte su “Tolleranza e Persecuzione“

Tommaso de Torquemada
Tommaso de Torquemada
00Thursday, March 13, 2014 11:22 AM
Dalla tolleranza alla persecuzione.
Vediamo per primo il rapporto che vi era tra cristianesimo e l'impero romano durante il periodo apostolico, cioè fino all'anno 62 d.C.
fatta l'eccezione del periodo dell'imperatore Nerone, fino all'anno 62 d.C. da parte dell'impero romano ci fu un atteggiamento decisamente favorevole, non dimentichiamo che la politica dell'impero romano era della tolleranza e non della repressione.

Le cose iniziarono a modificarsi proprio nell'anno 62 d.C., con la morte del governatore della Palestina Festo, e approfittando della momentanea vacanza dell'autorità romana il pontefice Anano approfitta per procedere contro i cristiani, facendo mettere a morte l'apostolo Giacomo, sotto l'accusa di aver violato le leggi, ma il nuovo governatore Albino scrive ad Anano una dura lettera di rimprovero minacciando vendetta, mentre il filo romano Agrippa II e per lo stesso motivo destituisce Anano dal pontificato.

Le ragioni di questo atteggiamento favorevole da parte dell'impero romano verso il cristianesimo è dato dal fatto che i medesimi consideravano il cristianesimo una delle molteplici sette giudaiche, e quindi una setta capace di entusiasmare le folle ma senza ostilità verso l'impero, a contrario di altre sette come i zeloti i quali invece incitavano la folla alla ribellione contro l'impero romano.
Tale atteggiamento da parte dell'impero romano verso il cristianesimo ci fa comprendere anche l'esitazione del procuratore Ponzio Pilato nel condannare Gesù Cristo, la sua esitazione non è data dalla viltà dalla paura ma una precisa convinzione che la predicazione di Cristo non era assolutamente pericolosa per l'impero, infatti in altre occasioni sia per prevenire che per reprimere le folle tumultuose Ponzio Pilato non esito a usare la forza, sotto l'aspetto giuridico la condanna di Gesù era legale anche se ingiusta, in quanto spettava al governatore romano della Palestina il diritto di condanna, al contrario è da considerarsi invece illegale oltre che ingiusta la condanna e la morte di Stefano, il quale fu eseguita dal sinedrio, un tribunale illegittimo, estendendo la stessa persecuzione contro i seguaci di Cristo nella diaspora.

Vi sono altri episodi narrati negli atti degli apostoli i quali dimostrano come le autorità romane ebbero un atteggiamento favorevole verso i cristiani, possiamo dunque dire che fino all'anno che va dal 36 al 62 d.C. il governo di Roma favorì e protesse i cristiani di Palestina e della diaspora, infatti in questo lasso di tempo le autorità giudaiche e greche si guardarono bene dall'agire contro i cristiani per timore di una rappresaglia da parte dell'impero romano.

Allora ci si domanda come mai ci furono le persecuzioni contro i cristiani se verso di essi si mostrava una certa tolleranza?, l'avvio lo possiamo datare nel 64 d.C. ossia con il famoso incendio di Roma, il popolo romano attribuiva all'imperatore Nerone tale incendio, Tacito non sembra condividere la responsabilità di Nerone, al di là del fatto se sia stato o meno Nerone come causa dell'incendio di Roma è innegabile che in tale incendio Nerone abbia colto l'opportunità per dar seguito ai suoi progetti edilizi.

Per distogliere l'attenzione su se stesso Nerone indicò i cristiani in come causa dell'incendio, e per dimostrare la giustezza della sua affermazione iniziò la persecuzione contro i cristiani, tali spettacoli venivano poi rappresentarli negli orti di Nerone, pur di soddisfare le folle Nerone non si esimò dal mettere in atto le più sofisticate esecuzioni capitali, ed è proprio sotto la persecuzione di Nerone che il principe degli apostoli San Pietro, fu martirizzato e sepolto sul colle vaticano.

Domandiamoci in base a quali leggi i cristiani furono condannati, possiamo dire che in generale non esistono leggi contro i cristiani, infatti molti magistrati romani erano spesso esitanti nel condannare i cristiani al contrario delle passioni popolari che invece spingevano a tali persecuzioni, se a volte le autorità intervenivano contro i cristiani fu a causa proprio di questi tumulti popolari, come nel caso dell'imperatore Claudio, il quale nel 46 d.C. espulse da Roma tutti i giudei compresi i cristiani a causa proprio di questi tumulti, ma che in questo caso furono procurati proprio dai giudei stessi, ci fu una legge molto antica il Senatoconsulto, la quale proibiva l'introduzione di nuovi culti o divinità senza il consenso del Senato, infatti nel 35 d.C. l'imperatore Tiberio cercò di far riconoscere la religione cristiana per sottrarla al controllo del giudaismo ufficiale, in questo caso il Senato romano respinse la proposta, ma non per ostilità verso il cristianesimo, ma per le affermare o meglio, riaffermare la propria indipendenza dall'imperatore, tale divieto rimase in vigore fino alla metà del terzo secolo come una prassi giuridica anche se tale prassi era ammorbidita dalla politica di tolleranza romana.
Il conflitto tra il cristianesimo e l'impero romano non è mai stato un conflitto politico, come poteva esserlo quello giudaico, ma un conflitto essenzialmente di natura religiosa.

Possiamo dunque datare tra il 64 d.C. e quindi da Nerone, il quale approfittò proprio di questo strumento giuridico del Senatoconsulto del 35 d.C. per attuare la sua persecuzione, fino al 257 d.C. anno in cui l'imperatore Valeriano modificò la legislazione anticristiana, l'accusa ufficiale rimase sempre la stessa cioè una “religione illecita”, e che quindi bastava solo il nome di cristiano per essere condannati dai tribunali romani, la definizione del cristianesimo è data da parte degli storici dell'epoca come, Tacito, Svetonio, Plinio, era come una superstizione “nuova e malefica, depravata, immonda”.

Possiamo dire che fino all'imperatore Costantino vi furono delle persecuzioni sporadiche, le quali dettate più dal punto di vista del governatore che non dell'autorità romana, persecuzioni circoscritte a non molti cristiani, ma vi furono tre grandi persecuzioni, le quali procurarono la morte di migliaia e migliaia di cristiani, e questo sotto gli imperatori Decio, Valeriano, Diocleziano.

Segue.
Tommaso de Torquemada
Sonnyp
00Tuesday, March 18, 2014 9:43 AM
Quando è la storia ad attestare......
Quello che stai postando, carissimo Tommaso, è più eloquente di mille altre spiegazioni sulla validità e attendibilità storica della chiesa nel tempo.....

Peccato che anche qui, come nel resto del mondo protestante, vi siano "professoresse" improvvisate che con qualche leggero consulto di presunti teologi si arrochino la titolarità di negazione della chiesa e le diano addosso, ignorando I FATTI, LA STORIA STESSA, I PADRI DELLA CHIESA, e altre autorevoli fonti che mostrano, a chi ha orecchi e occhi per intendere, come diceva Gesù, da che parte sta la fondatezza e le origini cristiane. Certo.. molto più facile gridare addosso che accertarsi, studiando, ed esaminando le VERE informazioni.....

ma lasciamo perdere... che è meglio! Shalom.
Tommaso de Torquemada
00Saturday, March 22, 2014 5:06 PM
Le grandi persecuzioni del terzo secolo.

Abbiamo visto come il rapporto tra cristianesimo e l'impero romano era un rapporto di tolleranza, il cristianesimo non era riconosciuto come religione, ma tollerata nello spirito della pace romana.

Anche se nel corso del tempo vi siano state delle azioni contro i cristiani le medesime erano sempre circoscritte, lasciare più che altro alla libera interpretazione dei vari governatori, ma, vi furono tre grandi persecuzioni le quali misero a dura prova la fede cristiana e l'unità della Chiesa, tali persecuzioni ebbero come protagonisti gli imperatori Decio, Valeriano, Diocleziano.

Nell'era dell'imperatore Decio, il quale era un militare rozzo e violento, i costumi romani, la morale, la cultura erano in netta decadenza, il cristianesimo a sua volta avanzava, facendo convertiti in tutte le sfere sociali, anche nella casa dei Cesari, l'imperatore Decio volle ed impose una politica di grande restaurazione dello stato, per questo stabilì che tutti cittadini dell'impero si dichiarassero leali all'antica religione pagana, con il sacrificio alle statue degli dei, ed una fedeltà alla figura divina dell'imperatore (statolatria).

Evidentemente i cristiani si rifiutarono di adempiere questo obbligo, tale rifiuto porto dunque all'inizio di una grande persecuzione, l'imperatore era deciso a sterminarli se non si sottomettevano all'ordinanza dell'imperatore, in seguito la tradizione cristiana si riferì a questo imperatore come uno “scellerato, un animale”.

Con l'editto del 250 d.C. venne ordinato a tutti i sudditi dell'impero di offrire un solenne sacrificio propiziatorio, chi avesse rifiutato o esitato ad obbedire sarebbe incorso nei rigori della legge, la quale comprendeva, carcere, confisca dei beni, l'esilio, lavori forzati, per gli irriducibili c'era la tortura e la pena di morte.

Un aspetto comune di queste tre grandi persecuzioni e fu, che per primi dovessero essere colpiti soprattutto i capi delle chiese vescovi per primi, poi i presbiteri, ed infine i diaconi, poiché secondo la concezione militare romana colpendo i capi tutti gli altri si sarebbero dispersi, evidentemente così non è stato perché mentre i militari seguono un capo il cristiano seguiva Cristo, mentre i vescovi altro non erano che i preposti alla guida delle comunità cristiane.

La persecuzione di Decio fu in’attesa, essa esplose in un modo violento ed intenso all'improvviso, ciò colse le comunità cristiane da spavento, tali persecuzioni ed in modo particolare la prima produssero effetti devastanti, ed è proprio a causa di essere esplosa così all'improvviso e violenta che molti cristiani furono colti da grande spavento, paura, per cui tradirono la fede, questi sono i famosi Lapsi (caduti).

Nelle grandi città di Alessandria, Cartagine, Roma e Smirne, furono registrate defezioni massicce, come ci narra Eusebio di Cesarea, Cipriano ebbe a dire in merito ai Lapsi “alcuni, vergognosamente degeneri in tutto, non dessero nemmeno tempo di essere catturati per salire gli altari, né di essere interrogati per rinnegare la fede”.

Parecchi riuscirono a sottrarsi con la fuga, molti vescovi dalla clandestinità dirigevano le chiese e sostenevano i cristiani impauriti, non pensiamo però, secondo la concezione che noi abbiamo di tale modo di agire, che questi vescovi fuggendo non si assunsero le proprie responsabilità, poiché, anche costoro in seguito pagarono con la vita la loro fede.

Se da una parte molti furono coloro che rinnegarono la propria fede molti altri ancora pagarono con la vita la loro confessione di fede, inoltre dobbiamo comprendere che coloro i quali rinnegarono la propria fede non lo fecero secondo lo spirito ma bensì secondo la carne, essi furono colti di sorpresa non ebbero il tempo di prepararsi a questa feroce persecuzioni, furono presi alla sprovvista, e ben sappiamo che colui il quale è preso alla sprovvista reagisce spesso in modo irrazionale.

Riprenderemo la questione dei Lapsi quando tratteremo la struttura della Chiesa e le sue dottrine.
La persecuzione di Decio durò circa un anno, il suo successore l'imperatore Gallo non perseguito la Chiesa, ma per allontanare il flagello della peste che stava devastando l'impero, ordinò che tutti i cittadini sacrificassero al dio Apollo, questa volta, i cristiani non furono colti di sorpresa, anzi, alcuni Lapsi ripararono al loro errore iniziale con il martirio.

Seconda grande persecuzione, l'imperatore Valeriano.
Questo imperatore all'inizio del suo regno cessa l'ostilità contro la Chiesa, in seguito però egli scatena la seconda grande offensiva contro la Chiesa, e questo su consiglio del suo ministro Macriano (possiamo definirlo il ministro delle finanze), egli era un membro importante di una setta pagana e precisamente l'Arci -sinagoga dei maghi d'Egitto, il suo misticismo era profondo e animato da grande odio verso il cristianesimo, l'apparato economico finanziario dell'impero subiva una grave crisi e per risanarla ordinò la confisca dei beni della Chiesa, né pochi, né di scarso valore, come ad esempio, proprietà terriere, edifici di culto, aree cimiteriali, eccetera, un aspetto di questa persecuzione fu il tentativo di impadronirsi delle ricchezze dei cristiani.

Con il primo editto del 257 d.C., Valeriano volle colpire i capi della Chiesa, alla stessa stregua dell'imperatore precedente, comandando che i vescovi, sacerdoti e diaconi sacrificassero agli dei, pena l'esilio, vietando sotto pena di morte le riunioni liturgiche nei luoghi di culto.

È d'obbligo fare una parentesi su questo, una leggenda la quale merita di essere sfatata, è, che le catacombe furono il luogo di rifugio dei cristiani dalle persecuzioni, niente di più errato, i romani conoscevano perfettamente tutte le catacombe e quindi non avrebbero avuto nessuna difficoltà a prendere i cristiani se si fossero nascosti in quei luoghi per sfuggire alle persecuzioni, le catacombe erano nient'altro che luoghi di sepoltura dei martiri o di altri cristiani, i quali a differenza dell'usanza romana di cremare i cadaveri, i cristiani li seppellivano fedeli al comando di Cristo di avere fede nella resurrezione dei corpi.

Con il secondo editto del 258 d.C., Valeriano inasprì le minacce verso i membri della gerarchia ecclesiale, se costoro persistevano nella fede, essi dovevano essere subito giustiziati, i laici cristiani più eminenti quali, senatori, nobili, cavalieri, dovevano essere degradati, confiscati i loro beni, e se non rinnegavano la propria fede dovevano essere decapitati, le madrone mandate in esilio, i funzionari di corte condannati ai lavori forzati come schiavi.

In quel periodo vi sono stati martiri famosi come, Papa Sisto II, il quale fu ucciso con quattro diaconi sorpresi a celebrare la liturgia nella tomba di San Calisto, quattro giorni dopo il suo diacono Lorenzo è bruciato vivo sulla graticola, in Africa un grande numero di cristiani anonimi chiamati “massa candida” con il loro vescovo Quadrato, Cipriano vescovo di Cartagine è decapitato, in Spagna il vescovo Tarragona venne bruciato insieme a due diaconi, e molti altri ancora suggellarono la loro fede con il proprio sangue.

La persecuzione di Valeriano ebbe termine nel 259 d.C. quando cadde nelle mani dei persiani e finì in modo miserabile, in oriente La persecuzione continuò ancora per qualche tempo ad opera dell'usurpatore Macriano.

Verso il 260 d.C. ci fu un periodo di pace, la quale durò all'incirca quarant'anni, finché non si ebbe l'ultimo scontro fra cristianesimo e l’impero romano, il più lungo è il più duro, ciò è rappresentato dalla figura di Diocleziano, egli pensò di restaurare gli antichi culti pagani per cementare la vita politica e l'obbedienza dei cittadini.

Anche in questo caso era inevitabile lo scontro con il cristianesimo, il quale di fatto era diventata la seconda forza della società, specie in oriente il corpo dei funzionari statali era formato da cristiani, la stessa moglie e figlia dell'imperatore erano catecumene, le scuole cristiane erano fiorenti nei principali centri del Mediterraneo, nelle città più importanti.

L’inizio della terza persecuzione prese forma con l'epurazione dell'esercito, mettendo i soldati cristiani davanti all'alternativa, o sacrificare agli dei o essere espulsi dalla carriera, la persecuzione entrò nella fase più acuta nel 303, in meno di un anno Diocleziano emanò quattro successivi editti, i quali si espressero in una forma sempre più repressiva.

Primo editto.
Comandava che le chiese fossero alterati, e le sacre scritture da dalle fiamme, coloro che consegnarono i libri sacri furori chiamati traditore s', una nuova classe dei lapsi, contemporaneamente, si proclamava di cristiani investiti di cariche erano scaduti e che gli schiavi perdevano il diritto di emancipazione, se persistevano nella progressione del cristianesimo.

Secondo editto.
Tutti i presuli delle chiese dovevano essere messi in ceppi e con ogni mezzo costretti a sacrificare.
Terzo editto.

Condannati alla pena capitale tutti coloro che non avessero sacrificato, mentre consentiva la liberazione a quanti si fossero piegati, questo, era il testo utilizzato dal tempo di Traiano per scoprire i veri cristiani e perdonare gli apostati.
Quarto delitto.

E’ fatto l'obbligo di sacrificare a tutti i fedeli, come al tempo di Decio, sotto la minaccia dei più crudeli supplizi e della morte.
In questa persecuzione mancano le figure di primo piano fra i martiri, i nomi illustri e venerati, benché molte siano state le vittime, segni ormai che il cristianesimo era penetrato in profondità nella società romana, da un qualcosa di isolato, da una “setta malefica” si era invece trasformato diventando popolare.

Si conoscono circa 84 racconti di martirio dalla piccola provincia di Palestina, nella Tebaide vengono segnalate esecuzioni dal 10 al 100 cristiani al giorno, altre vittime in Frigia come in Fenicia e in altri posti.

A Nicomedia, i cristiani senza alcuna distinzione furono messi a morte, parte trucidati con la spada, parte bruciati, un'altra schiera venne legata dai nemici su barche e gettati negli abissi del mare, Lattanzio riassume la situazione con queste parole, “il mondo intero era vessato, da oriente a Occidente incrudelivano tre belve furiose”.
Nel 305 d.C. Diocleziano abdica dal trono e gli succede Galerio, il quale è affiancato dal nuovo Cesare Massimino Daia, personaggio più crudele e fanatico di lui, di conseguenza prosegue la persecuzione in oriente in un modo sistematico e scientifico, anche in questo caso si verificarono circostanze di apostasia, martiri giustiziati con supplizi raffinati, l'efferatezza dei carnefici non ebbe limiti così come non ebbe limiti il coraggio delle vittime.

Al contrario, in l'Occidente gli augusti mostrano invece un atteggiamento più liberale, in Italia e in Africa l'imperatore Massenzio rende ai cristiani la libertà di culto e restituisce gli immobili confiscati, questo ci fa comprendere un implicito riconoscimento della legalità del cristianesimo, Massenzio dunque non può essere additato come il “cattivo” il quale ebbe il giusto castigo da parte di Costantino, ma è stato un imperatore che ha usato benevolenza e misericordia verso i cristiani.

Possiamo dire di essere ormai agli sgoccioli delle persecuzioni verso i cristiani, in oriente la persecuzione finiva per esaurirsi, nel 311 d.C. il 30 aprile pochi giorni prima di morire da una terribile malattia Galerio promulga un editto di tolleranza, ritrattando, la sua precedente politica verso i cristiani, e forse si potrebbe dire che fece questo in quanto era prossimo alla morte.

Solo con Costantino si è visto compiere il mutamento più importante nella storia della Chiesa antica, egli era un figlio illegittimo, seguì le orme del padre Costanzo, il quale professava una specie di monoteismo paganeggiante e molto tollerante in fatto di culti, possiamo affermare che il clima nella casa di Costantino era sostanzialmente filo cristiano, la madre Elena influì senza dubbio sulla formazione sul carattere di Costantino, ma è proprio a causa del figlio che si convertirà al cristianesimo.

Con la vittoria su Massenzio Costantino divenne l’indiscusso imperatore d'Occidente, la sua adesione al cristianesimo fu motivata a suo dire da una visione durante il sonno, nel quale vide al di sopra del sole, come un segno di vittoria, una croce luminosa, con le parole “In hoc signo vinces”, la notte seguente gli apparve Cristo il quale gli comanda di riprodurre quel segno cioè la croce e di portarlo con sé, Costantino dunque fa eseguire uno stendardo legato alla lunga asta con al centro la corona e il monogramma di Cristo, più tardi mise tale fregio anche sull'elmo.

Nel 313 d.C. Costantino e Licinio si incontrano a Milano per rivalutare la situazione politica e religiosa venutasi a creare dopo la vittoria di Costantino su Massenzio, gli imperatori riconoscono che, non si deve negare la libertà del culto, ma permettere a ciascuno di regolarsi nelle cose religiose secondo la sua coscienza, e questo vale esplicitamente anche per i cristiani, quindi i cristiani ebbero la libertà senza alcuna restrizione, senza alcuna molestia, la più completa, la più assoluta di predicare il proprio culto, furono restituiti tutti i beni in quali erano stati espropriati sia dall'autorità sia dal privato, restituiti senza alcun prezzo o formalità.

Fu riconosciuto ai cristiani la capacità giuridica sopra le chiese e cimiteri, terminando il documento con la speranza che, “il favore divino, già sperimentato in molte gravi imprese, che assista in ogni tempo per il benessere dell'impero”.

Ci furono inoltre molte altre disposizioni atte a salvaguardare il diritto alla libertà di religione sancito nell'accordo di Milano, e in particolare una legge che prevede la fustigazione e una forte multa per coloro che costringono i cristiani a partecipare a sacrifici pagani, viene ribadito il privilegio di immunità per il clero, venne promulgato anche un editto nel 319 e 320 su l'aurospicina, cioè la tecnica della divinazione per mezzo delle viscere di animali, caratteristica propria di molte religione antiche.

Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma queste esulano dall'argomento principale delle persecuzioni verso i cristiani, e forse avremo modo di parlarne.

Una parentesi è d'obbligo su di un imperatore “Giuliano l’apostata”, il quale con un colpo di coda voleva ripristinare il politeismo come religione di Stato, ri-attuando anche in una certa misura l'ultima persecuzione verso i cristiani, ciò però durò molto poco, circa due anni, in quanto egli morì in Persia durante una campagna militare.

È d'obbligo citare anche l'imperatore Teodosio I, il quale con il suo editto del 28 febbraio 380 d.C. dichiarò il cristianesimo come religione di Stato, tale diritto fu emanato a Tessalonica, e dice, “tutti i popoli dell'impero solo nel luglio professare la religione di Cristo, insegnata a Roma da papa Damaso e ad Alessandria dal patriarca Pietro, chi processerà tale religione sarà chiamato cristiano cattolico, che non la processerà sarà chiamato eretico”.

Più tardi l'imperatore abolì ogni forma di culto pagano, e ordina la chiusura dei templi pagani ad Alessandria, con i successivi imperatori si avrà la definitiva cessazione del politeismo e dei vari culti pagani.

Prima di inoltrarci sulla struttura della Chiesa, e prima di inoltrarci sulle questioni dottrinali con accanto le relative eresie, dobbiamo spendere qualche parola sulla questione dei Lapsi, i quali divennero argomento teologico sul concilio di Nicea del 325 d.C.

Tommaso de Torquemada
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