Teologia Morale

Tommaso de Torquemada
00Saturday, July 6, 2013 7:42 PM
Gli atti morali
Nei vari aspetti della Teologia, ritengo molto importante la "Teologia Morale", poiché riguardano i nostri atti verso Dio, verso se stessi e verso il prossimo.

La libertà che la persona è, e che le virtù esprimono eticamente, si attualizza nelle azioni: gli atti morali. La moralità, da una parte, designa la rilevanza etica di un atto, per cui se ne devono individuare le condizioni, dall'altra, designa la bontà/malizia di un atto, per cui si devono determinare gli elementi/aspetti che concorrono a costituirla.

Condizioni della moralità di un atto

L’agire morale è agire umano. Solo l’essere umano agisce moralmente. L’animale no, l’agire dell’animale è pre-morale. Ma non ogni agire umano è morale, occorre pertanto determinare le condizioni dell’agire morale dell’uomo, ma, morale non designa qui la bontà di un atto, ma la qualità dell’agire propriamente umano, il suo contrario infatti in questo caso non è immorale ma pre-morale, cioè l’atto che sta fuori dell’agire propriamente morale e che perciò non ha rilevanza sotto il profilo etico, si tratta dunque di far emergere la linea di demarcazione tra l’agire pre-morale e quello morale.

Conoscenza e volontà

La morale tradizionale ha distinto tra actus humanus e actus hominis. Il primo è atto morale. Il secondo è atto pre-morale, l’atto umano è un agire libero e perciò propriamente umano, l’atto dell’uomo è un agire istintivo/sensitivo e perciò più simile al comportamento animale, per esempio, il grido di dolore in reazione a una scottatura.
Le condizioni della moralità, della qualità etica di un atto sono dunque quelle della libertà, e cioè, l’elemento volitivo, il consenso, il volere un’azione, preceduto dall’elemento intellettivo, la conoscenza.
Niente, infatti, può essere voluto se non è prima conosciuto, si desidera ciò che già si conosce.

La conoscenza concerne l’atto sia nella sua entità fisica sia nella sua qualità morale, si tratta cioè di sapere in che cosa realmente consiste un’azione e qual è il significato etico, ad esempio, conoscere che la sterilizzazione anti-procreativa non è un intervento terapeutico ma una menomazione dell’integrità fisica di una persona ed eticamente illecita, che l’aborto volontario è azione soppressiva di una vita umana ed è moralmente cattiva, inoltre la conoscenza comprende anche l’avvertenza, cioè l’attenzione con cui un atto è compiuto.

Ne consegue che un agire ignaro per ignoranza, in quanto ignorato, per errore o per inavvertenza ed un agire costretto per timore, per pressione o per violenza, ed in ragione dell’incidenza di questi, è un agire pre-morale.

L’agire morale è sotto l’istanza della responsabilità, il che significa che il soggetto risponde dei suoi atti, rendendone ragione e subendone le conseguenze, risponde davanti a Dio, origine prima e fine ultimo dell’essere umano, davanti a se stesso, alla propria coscienza, e davanti agli altri, su cui rimbalza il bene o il male compiuto, in ragione della responsabilità, un atto eticamente cattivo sarà sempre colpevole, ed è imputabile come male alla persona.

Segue
Tommaso de Torquemada


Sonnyp
00Sunday, July 7, 2013 7:46 AM
Gli uomini e gli angeli.
Prima della tua continuazione Tommaso, (ben tornato!) vorrei appunto precisare un appunto che mi hai passato in una delle nostre conversazioni: gli uomini e gli angeli. [SM=g7372]

Noi uomini, rispetto agli angeli siamo privilegiati, perchè a differenza loro, noi possiamo usufruire del pentimento dei nostri atti involontari e/o dovuti all'ignoranza, e far seguire al pentimento, la conversione a Dio. Mentre gli angeli malvagi, avendo già tutta la conoscenza, e la piena consapevolezza della loro scelta, NON possono, NON VOLENDOLO deliberatamente, tornare indietro sui propri passi come invece gli esseri umani e quindi "cambiare il corso della loro vita come per esempio gli atei!" Grazie per questo tuo intervento e scusami la brave interrruzione. Shalom e buona domenica a tutti. [SM=x2488435] [SM=g7474]
Tommaso de Torquemada
00Sunday, July 7, 2013 11:24 AM
L’atto volontario

La teologia morale chiama volontario l’atto deliberato dalla volontà, il quale ne è preceduto dalla debita conoscenza e avvertenza, o anche l’atto riconosciuto e presentato dall'intelletto alla volontà, che lo approva e lo realizza, da ciò si comprende come l’atto pensato ma ancora non realizzato sussiste in potenza, la quale con la volontà di realizzarlo passa in “Atto volontario”.

L’atto volontario non è tale per sottovalutazione del conoscere ma in quanto considera questo previo al volere, in base al principio già enunciato, nihil volitum nisi praecognitum , (Nulla è voluto che non sia stato prima conosciuto)

Involontario è l’atto che non procede dalla volontà informata dall'intelligenza. (Vedremo in seguito come l’atto involontario può mitigare certi peccati) Dire pertanto atto libero, atto morale, atto volontario è dire l’atto conosciuto e voluto, l’atto propriamente umano (actus humanus) e di cui il soggetto è responsabile.

Quanto al modo, l’atto volontario può essere perfetto o imperfetto, perfettamente volontario è l’atto deliberato con piena consapevolezza e compiuto assenso. Imperfettamente volontario è l’atto in certo modo e misura inficiato da ignoranza, errore o inavvertenza, e/o da costrizione o timore.

Per ora mi fermo, poiché è bene riflettere sull'ultimo punto, cardine delle altre considerazioni.

Tommaso de Torquemada

Sonnyp
in merito a quell'argomento da te posto, ne faremo un ragionamento.
=omegabible=
00Sunday, July 7, 2013 5:02 PM
Iddio prima di farmi dottore in teologia mi deve strafulminare!!! [SM=x2849716] [SM=g7405] [SM=g7405] [SM=g7405]

[SM=x2918670]


CI FOSSE MAI UNA VOLTA CHE SCRIVI QUALCOSA DI RAGIONEVOLE NORBY! OPPURE UNA TUA CONFUTAZIONE INTELLIGENTE E SERIA. SEMPRE BATTUTE IRONICHE E PROVOCATORIE CHE ALLA FINE NON SOLO NON SONO DI ALCUN BENEFICIO, MA PURE DI UNA NOIA MORTALE! E SI CHE HAI UNA ETÀ MATURA CHE DOVREBBE ESSERE GARANZIA DI SAPIENZA E SAGGEZZA! BHAAAAAAA...... CHE PENA! [SM=x2792396] [SM=x2772970]
=omegabible=
00Sunday, July 7, 2013 9:24 PM
Re:
=omegabible=, 07/07/2013 17:02:

Iddio prima di farmi dottore in teologia mi deve strafulminare!!! [SM=x2849716] [SM=g7405] [SM=g7405] [SM=g7405]

[SM=x2918670]


CI FOSSE MAI UNA VOLTA CHE SCRIVI QUALCOSA DI RAGIONEVOLE NORBY! OPPURE UNA TUA CONFUTAZIONE INTELLIGENTE E SERIA. SEMPRE BATTUTE IRONICHE E PROVOCATORIE CHE ALLA FINE NON SOLO NON SONO DI ALCUN BENEFICIO, MA PURE DI UNA NOIA MORTALE! E SI CHE HAI UNA ETÀ MATURA CHE DOVREBBE ESSERE GARANZIA DI SAPIENZA E SAGGEZZA! BHAAAAAAA...... CHE PENA! [SM=x2792396] [SM=x2772970]




Già per te la sapienza e la saggezza si dimostrano applaudendo alle sciocchezze che dici!!!! Povero te!!!!
La teologia è l'arte umana di argomentare l'inesistente per mezzo dell'insostenibile.!!!

I disegni di Dio sono imperscrutabili!!! La vera teologia è questa!
Stai con i tuoi esperti;penso che non potrai ormai peggiorare più di così!!!
Ora banna anche me così di là facciamo la Trimurti!!!! [SM=g7483] [SM=g7483] [SM=g7483] [SM=g7483] [SM=g7483] [SM=g7483]

[SM=x2918670]

NON HAI CAPITO NULLA! NON SEI OBBLIGATO AD APPLAUDIRE.... PUOI ANCHE CONTESTARE, DISSENTIRE, REPLICARE, CONFUTARE IL CREDO CATTOLICO, MA FALLO CON INTELLIGENZA PORTANDO RAGIONAMENTI VALIDI, POSSIBILMENTE CON DOCUMENTAZIONE COME STANNO FACENDO I FORISTI CHE TI RISPONDONO.
PER LA BANNATURA.... [SM=g8111] [SM=g8892] [SM=x2772970] SE NON SEI TU A CERCARLA, COME HANNO FATTO LA KELLY E VERONIKA...... NON HAI NULLA DA TEMERE. SCRIVI PURE LIBERAMENTE I TUOI PENSIERI, MA CON EDUCAZIONE E RISPETTO. SHALOM.
Tommaso de Torquemada
00Tuesday, July 9, 2013 8:01 PM
In quanto alla consapevolezza, l’atto volontario può essere attuale o virtuale

Attualmente volontario è l’atto deciso e compiuto con consapevolezza riflessa, con deliberazione esplicita qui e adesso. Virtualmente volontario invece è quello compiuto con consapevolezza irriflessa della deliberazione presa, la consapevolezza c’è ma non emerge alla coscienza qui e adesso, perdura una deliberazione precedente o abituale che la persona non ha mai ritrattato.

Un esempio chiarirà meglio.

E’ attualmente volontario quell’atto esplicito alla coscienza di voler aiutare ed aiutare di fatto un bisognoso, la consapevolezza di tale atto viene supportata dall’intelletto e dalla volontà.

Virtualmente volontario è l’atto spontaneo di soccorrere un bisognoso, attuato con consapevolezza irriflessa ma reale (possiamo dire in modo istintivo), a motivo della virtù (l’amore, la carità, la misericordia) che sussiste nella persona la quale viene spinta ad agire, l’atto è consapevole ma non dettato dalla volontà, in quanto spontaneo.

La bestemmia volontaria, è quella consapevole, in quanto sussiste la volontà preceduta dall'intelletto di pronunciarla “qui e ora”, tale bestemmia è un peccato.

La bestemmia virtuale è quella pronunciata senza consapevolezza, sia nella volontà che nell'intelletto, essa è espressione di un vizio acquisito, tale bestemmia rientra nella maleducazione.


Quanto all'effetto l’atto volontario può essere diretto o indiretto.

Direttamente volontario è l’atto il cui effetto costituisce lo scopo dell’azione, ciò che la gente intende compiere.
Indirettamente volontario invece è l’atto il cui effetto non è quello inteso e perseguito come fine dell’azione, è un secondo effetto o conseguenza dello scopo/effetto direttamente voluto.
In realtà di volontario indiretto in morale si parla relativamente all'atto a doppio effetto, uno buono e l’altro cattivo, in ordine alla permissibilità etica di quest’ultimo.

Ora nel caso in cui l’effetto cattivo non entra nel costitutivo morale dell’atto, così da modificarne l’essenza, rimane eticamente irrilevante (l’atto cattivo non previsto rientra negli accidenti) , come tale il male procurato da tale atto non è morale e perciò non è un peccato, ma fisico e perciò permissibile.

Il che è precisato dal principio del doppio effetto, nel caso in cui un atto buono comporta anche un effetto cattivo, previsto sì ma non voluto né come fine né come mezzo per conseguire il fine, semplicemente tollerato come conseguenza seconda e inevitabile, tale atto si può compiere.

Non essendo l’effetto cattivo né il fine oggettivo dell’atto né il fine soggettivo dell’agente non entra nel costitutivo etico dell’atto, come tale non costituisce un male morale ma fisico, l’atto specificato dal suo fine diretto (oggetto proprio), che è quello inteso e voluto è moralmente buono e volontario. L’effetto cattivo è indiretto, come tale ininfluente sulla moralità dell’atto.

Così, per esempio, distinguiamo un’eutanasia diretta da una indiretta, è direttamente eutanasico l’atto con cui, somministrando dei farmaci, si causa la morte di un malato, la morte dunque non è un accidente, ma è il fine dell’atto voluto.

E’ indirettamente eutanasico l’atto di somministrare degli analgesici lenitivi del dolore in un malato terminale, sebbene comporti come effetto secondario l’anticipazione della morte.

Direttamente l’atto è terapeutico, mira all'umanizzazione del morire(per alleviarne la sofferenza), solo indirettamente comporta l’abbreviazione della vita, in questo caso l'anticipazione della morte è un accidente e non il fine dell’atto voluto.

Altro esempio è l’aborto indiretto, la perdita di una vita embrionale o fetale, connessa ad un inevitabile intervento curativo della gestante, qui l’aborto non è il fine dell’atto né il mezzo per conseguire il fine, è una conseguenza, prevista ma non voluta, di un atto in sé buono e inevitabile.

L’atto, specificato dal fine, è direttamente terapeutico, solo indirettamente è abortivo, non può dirsi indiretto invece l’aborto procurato per curare o prevenire un male della gestante.

Quanto all'imputabilità l’atto volontario può essere “in sé” o “in causa”.

Volontario in sé è l’atto compiuto con consapevolezza e consenso in atto, l’azione è responsabile e imputabile nel suo svolgersi.

Volontario in causa invece è l’atto carente o privo di deliberazione cioè di consapevolezza, ma delle cui conseguenze l’agente è responsabile per così dire a monte.

Un atto moralmente cattivo può essere imputabile in causa in ragione di ignoranza e disattenzione vincibili, di cattive disposizioni e abitudini, di negligenze, abusi o pigrizie.

Così, per esempio, è volontario in sé un incidente stradale per deliberato eccesso di velocità, è volontario in causa l’incidente stradale in stato di ebbrezza o per ignoranza del codice della strada.

Sia l’atto “in sé” che l’atto “in causa” sono cause d’effetti i quali ne è responsabile sempre l’agente.

segue

Tommaso de Torquemada
cattivo esempio-63
00Tuesday, July 9, 2013 10:01 PM

Altro esempio è l’aborto indiretto, la perdita di una vita embrionale o fetale, connessa ad un inevitabile intervento curativo della gestante, qui l’aborto non è il fine dell’atto né il mezzo per conseguire il fine, è una conseguenza, prevista ma non voluta, di un atto in sé buono e inevitabile.



visto che il termine piace tanto a sonny, quello che hai scritto sopra
è "satanico" e mi spiego:

sono tante parole forvianti, false, ingannatrici, bizantine, per giustificare un omicidio.

quando una cosa è "prevista" diventa anch'essa un fine, in questo caso malvagio.

il fatto poi che tu faccia distinzione tra "embrionale o fetale" in questo contesto mi fa molto pensare

Tommaso de Torquemada
00Tuesday, July 9, 2013 11:24 PM
Ti invito a rileggerti quello da te quotato, probabilmente qualcosa ti è sfuggito sulla differenza tra l'effetto di un atto volontario e l'effetto di un atto previsto ma non voluto, eventualmente potrò rendere più chiaro questo concetto, non dimenticare che stiamo parlando di Teologia Morale, e, a volte certe nostre convinzioni possono essere non proprio giuste.
Tommaso de Torquemada
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